Taqiyya
La taqiyya (in arabo: التَّقِيَّة), o dissimulazione precauzionale, è l’atto di nascondere la propria fede o compiere un’azione contraria alle proprie convinzioni più profonde in presenza di avversari, al fine di prevenire danni religiosi o terreni. Gli sciiti sono più noti rispetto ai seguaci di altre confessioni islamiche per la loro adesione alla taqiyya, a causa delle numerose forme di pressione politica, sociale, culturale ed economica subite nel corso della storia da parte dei loro avversari.
Esistono diversi tipi di taqiyya e i giurisperiti sciiti hanno delineato varie sentenze ingiuntive (taklifi) e declaratorie (wad'i) al riguardo. A loro avviso, quando l’esprimere le proprie convinzioni in presenza di avversari rappresenta un pericolo per la vita, i beni materiali o la reputazione, propri o altrui, la taqiyya diventa obbligatoria nella misura necessaria a scongiurare tale danno. Inoltre, a seconda delle circostanze, essa può essere raccomandata, disapprovata, permessa o proibita.
Secondo la maggior parte dei giurisperiti sunniti, la taqiyya è ammissibile quando si teme per la propria vita o si temono persino dei danni economici, purché serva a prevenirli. Tra le confessioni islamiche, lo zaydismo e il wahhabismo rifiutano completamente la taqiyya.
Concetto
La taqiyya, o “dissimulazione precauzionale”, consiste nel nascondere la verità e la propria fede in essa in presenza di nemici per evitare danni religiosi o terreni. [1] In altre parole, è un mezzo per proteggere sé stessi o gli altri da danni o dal male, conformandosi esteriormente al nemico nelle parole o nelle azioni. [2] Il termine "taqiyya" deriva dalla radice araba "w-q-y", che significa protezione, conservazione e occultamento per evitare danni e persecuzioni. [3]
Significato
La taqiyya è un argomento discusso nella giurisprudenza islamica, in particolare nelle sezioni relative alla purità rituale, alla preghiera, al digiuno, all’hajj e all’obbligo di esortare al bene e proibire il male. [4] Nei libri di fiqh, la taqiyya è menzionata come principio, e alcuni giurisperiti hanno scritto trattati specifici sull’argomento. [5]
Sebbene il termine “taqiyya” non compaia nel Corano, gli studiosi musulmani ritengono che alcuni versetti [6] alludano a tale concetto e se ne avvalgono per affermarne la legittimità. [7] Nelle fonti di hadith sciite, numerosi detti degli Imam Infallibili (A) trattano della taqiyya. [8] Al-Kulayni, studioso sciita di hadith (m. 329/941), dedicò una sezione del suo al-Kafi alla taqiyya, citando ventitré hadith. [9] Al-Hurr al-'Amili, nel suo Wasa'il al-Shi'a, raccolse centoquarantasei hadith sulla taqiyya in dodici sezioni. [10] Anche alcune fonti sunnite di hadith citano la taqiyya, sebbene non in modo sistematico. [11]
La taqiyya nello sciismo
La taqiyya è considerata un principio teologico e giurisprudenziale dello sciismo, nonché un fattore che ha permesso alla comunità sciita di preservare la propria fede nel corso della storia. [12] Fonti storiche attestano che lo sciismo subì forti pressioni sociali, culturali e politiche, e l’espressione aperta delle proprie convinzioni poteva comportare gravi danni alla vita e ai beni materiali. Per tale ragione, gli Imam sciiti (A) resero la taqiyya obbligatoria al fine di salvaguardare la vita degli sciiti e impedire la distruzione della loro comunità. [13]
Nelle fonti sciite, si trovano hadith affermanti che “chi non aderisce alla taqiyya non professa la religione”; [14] queste narrazioni sottolineano l’importanza della taqiyya per gli Imam Infallibili (A) e i loro seguaci. [15]
Secondo l’ayatollah Makarem Shirazi, la taqiyya non è esclusiva dello sciismo. [16] Egli osserva che, nel corso della storia e ovunque individui o minoranze si trovino di fronte ad avversari prevenuti, e l’espressione delle proprie convinzioni risulti meno importante della salvaguardia della vita o dei beni materiali, viene naturale ricorrere a forme di dissimulazione simili alla taqiyya. [17]
Da alcuni hadith trasmessi dagli Imam sciiti (A), si evince che i profeti anteriori al Profeta dell’Islam (S), tra cui Seth (A), [18] Abramo (A) e [19] Giuseppe (A), [20] nonché ai Compagni della Caverna (i Sette Dormienti), praticarono la taqiyya. [21]
Al-Shahid al-Awwal, giurisperito sciita dell’VIII/XIV secolo, riteneva che molti hadith trasmessi dagli Imam Infallibili (A) riflettessero la pratica della taqiyya. Secondo lui, essa spiega le differenze e le apparenti contraddizioni tra alcuni hadith. [22] Per questo, stabilire se un hadith sia stato pronunciato praticando la taqiyya, è essenziale al fine di dedurre correttamente le norme della sharia. [23]
Tipi di taqiyya
In base alla motivazione e allo scopo di chi la pratica, la taqiyya si divide in due forme principali: [24]
- Taqiyya del timore: è praticata di fronte agli avversari quando vi è rischio di danni alla vita, ai beni materiali o alla reputazione. [25] Essa si distingue a sua volta in:
- Taqiyya coercitiva, quando una persona è costretta tramite minacce a pronunciare parole contrarie alla propria fede, come affermazioni blasfeme. [26]
- Taqiyya occultata, quando si nascondono le proprie convinzioni per proteggere sé stessi, i propri cari o i propri amici. [27]
- Un esempio di taqiyya coercitiva è la dissimulazione di Ammar Yasir davanti ai politeisti coreisciti per aver salva la vita. [28] Esempi di taqiyya occultata sono: il credente del popolo di Faraone che nascose la propria fede davanti ai suoi compagni e i Compagni della Caverna che celarono le proprie convinzioni per salvarsi. [29]
- Taqiyya della tolleranza: detta anche taqiyya affettiva, [30] consiste nell’occultare le proprie credenze per obiettivi superiori, per esempio, per preservare l’unità, promuovere l’amicizia e prevenire l’ostilità. [31] Secondo alcuni giurisperiti sciiti, sulla base di hadith degli Imam Infallibili (A), [32] esempi di questa forma sono: partecipare a raduni sunniti (non per salvare la vita), prendere parte alle loro preghiere comunitarie (soprattutto durante l’hajj), visitare i loro malati, partecipare ai loro funerali e simili interazioni sociali volte a mantenere l’unità musulmana, prevenire rancore e dissipare sospetti. [33]
Sono state riconosciute anche altre classificazioni della taqiyya. [34] L’Imam Khomeini menzionò vari tipi di taqiyya in base al soggetto che la pratica, alla persona verso cui viene praticata e all’oggetto della dissimulazione. [35]
Altri studiosi distinguono tre forme principali a seconda delle circostanze:
- Taqiyya politica, ossia la dissimulazione di fronte alle autorità dominanti.
- Taqiyya giurisprudenziale, relativa alle opinioni religiose.
- Taqiyya sociale, concernente le interazioni con la società. [36]
Norme giurisprudenziali
I giurisperiti sciiti si basano sul Corano e la tradizione per stabilire norme giurisprudenziali specifiche per la taqiyya; esse possono essere schematizzate come segue:
Sentenza ingiuntiva
In termini di sentenza ingiuntiva (taklifi), la taqiyya può essere classificata nelle seguenti categorie: [37]
- Taqiyya obbligatoria: secondo i giurisperiti sciiti, la taqiyya diventa obbligatoria quando l’esprimere le proprie convinzioni agli avversari comporti un rischio certo o probabile per la vita, i beni materiali o la reputazione dell’individuo stesso o di altri. Essa va praticata nella misura necessaria a scongiurare tale danno. [38] Il criterio fondamentale è che ciò che viene protetto tramite la taqiyya sia un bene che deve essere salvaguardato e che non è lecito mettere in pericolo o sprecare. [39]
- Taqiyya raccomandata: si applica quando l’omissione della taqiyya non rappresenta una minaccia immediata, ma solleva il timore di un possibile danno futuro. [40] Alcuni giurisperiti sciiti considerano la taqiyya della tolleranza come un esempio di taqiyya raccomandata. [41] Al-Shaykh al-Ansari (m. 1281/1864) sostiene che essa è limitata ai casi esplicitamente menzionati negli hadith, come le interazioni con i musulmani sunniti: visitare i loro malati, pregare nelle loro moschee e partecipare ai loro funerali. Nella sua fatwa, altre azioni, come criticare figure eminenti dello sciismo per favorire l’amicizia con i sunniti, non sono ammesse. [42]
- Taqiyya disapprovata: riguarda situazioni in cui è preferibile rinunciare alla taqiyya e sopportarne le conseguenze piuttosto che praticarla. [43] Al-Shahid al-Awwal osserva che la taqiyya disapprovata si riferisce a un’azione raccomandata la cui esecuzione non comporta danno immediato né futuro. [44]
- Taqiyya permessa: si verifica quando praticarla o ometterla è ugualmente accettabile. [45] Secondo al-Shaykh al-Ansari, questa forma riguarda la prevenzione del danno, nei casi in cui la presenza o assenza di tale danno abbia lo stesso peso dal punto di vista religioso. [46]
- Taqiyya proibita: si applica quando omettere la taqiyya non comporta alcun danno, né immediato né futuro. [47] Alcuni esempi di taqiyya proibita secondo i giurisperiti sciiti sono: [48]
- quando la taqiyya provoca corruzione nella religione o introduce l’eresia; [49]
- secondo la maggior parte dei giurisperiti sciiti, [50] quando comporta spargimento di sangue, come nel caso in cui un individuo venga costretto a uccidere un credente per salvare la propria vita: non è lecito uccidere un credente con il pretesto della taqiyya. [51]
Decisione declaratoria
Un dibattito tra i giurisperiti riguarda la decisione declaratoria (wad'i) della taqiyya: un atto di culto come la preghiera, compiuto sotto taqiyya, deve essere ripetuto quando l’individuo non si trova più in tale condizione? [52] Ad esempio, la pratica del takattuf (porre il palmo di una mano sul dorso dell’altra durante la preghiera) [53] è raccomandata tra i sunniti, ma non ammessa tra gli sciiti. [54] Se una persona esegue il takattuf per taqiyya, deve ripetere la preghiera una volta cessata la necessità? [55]
Secondo la posizione prevalente, chi agisce per taqiyya ha adempiuto il proprio dovere religioso e non è tenuto a ripetere l’atto. [56] Tuttavia, al-Muhaqqiq al-Karaki, giurisperito del X/XV secolo, riteneva che soltanto le azioni esplicitamente menzionate negli hadith sulla taqiyya, come il takattuf o il lavaggio dei piedi durante il wudu, non dovessero essere ripetute. [57]
Prove
I giurisperiti sciiti si sono basati sulle “Quattro fonti”, vale a dire Corano, hadith, consenso e ragione, per stabilire l’ammissibilità della taqiyya.
Il Corano
Il versetto principale citato a sostegno della taqiyya è il 106° della XVI sura. [58] Esso afferma: “Quanto a chi rinnega Allah dopo aver creduto – eccetto colui che ne sia costretto, mantenendo serenamente la fede in cuore – e a chi si lascia entrare in petto la miscredenza; su di loro è la collera di Allah e avranno un castigo terribile”.
Molti esegeti sciiti e sunniti spiegano che il versetto fu rivelato riguardo a 'Ammar ibn Yasir. [59] Sottoposto a torture dai politeisti, 'Ammar fu costretto a pronunciare parole di ripudio dell’Islam e del Profeta (S). Alcuni credettero che avesse abbandonato l’Islam. Quando la notizia giunse al Profeta (S), egli dichiarò che 'Ammar era saldo nella fede e che il monoteismo era radicato nel suo cuore. Quando ‘Ammar, in lacrime, si recò dal Profeta (S), questi lo confortò e gli disse che, se costretto, avrebbe potuto ripetere quelle parole. [60]
Anche il 28° versetto della XL sura e il 28° della III sura vengono citati come prova della liceità della taqiyya. [61]
Hadith
Secondo Naser Makarem Shirazi e Sayyid Mohammad Sadeq Ruhani, numerosi hadith, trasmessi in modo frequente (mutawatir), attestano la liceità della taqiyya. [62] Essi possono essere suddivisi in varie tipologie:
- hadith che definiscono la taqiyya come lo scudo dei credenti; [63
- hadith che affermano che chi non pratica la taqiyya non ha religione; [64]
- hadith che la descrivono come un obbligo eccezionale, gradito a Dio e ai Suoi amici; [65]
- hadith che attribuiscono la pratica della taqiyya anche ad alcuni dei primi profeti. [66]
Vengono inoltre citati hadith generali a supporto della legittimità della taqiyya, come quelli del principio la-darar (non nuocere), della dissociazione e maledizione (che permettono di dissociarsi o maledire il Profeta – S – e gli Imam Infallibili – A – sotto taqiyya per proteggere la propria vita), e l’hadith al-raf' (revoca degli obblighi in determinate circostanze). [67]
Consenso
Al-Muhaqqiq al-Karaki afferma che tra i giurisperiti sciiti vi è consenso unanime sulla liceità della taqiyya. [68]
Ragione
I giurisperiti offrono anche un argomento razionale: la taqiyya permette di dare priorità a un bene maggiore rispetto a uno minore. [69] È razionalmente doveroso privilegiare ciò che ha maggiore importanza. Ad esempio, quando ci si trova di fronte a due obblighi simultanei e non è possibile adempierli entrambi, la ragione impone di scegliere quello più rilevante. [70] Prevenire danni e salvaguardare la vita hanno la precedenza sull’espressione aperta delle proprie convinzioni. Pertanto, la taqiyya è considerata razionalmente obbligatoria per proteggere la vita ed evitare i danni. [71]
Relazione tra taqiyya e tawriya
La tawriya (o mezza verità) consiste in un’affermazione che, pur essendo veritiera in sé, intende trasmettere al pubblico un significato diverso. [72] A volte la taqiyya viene praticata sotto forma di tawriya, considerata la sua forma migliore. È raccomandato ricorrere alla tawriya nella pratica della taqiyya ogni volta che sia possibile. [73]
Ad esempio, nella storia di Giuseppe (A), quando i suoi fratelli si recarono da lui per ritirare la loro quota di grano, egli fece collocare segretamente la coppa reale nel loro carico e ordinò al suo annunciatore di dichiarare che nella carovana vi era un ladro. Il suo intento era di trattenere presso di sé suo fratello Beniamino. Secondo i versetti coranici e gli hadith, come spiegato dagli esegeti, in questa circostanza Giuseppe (A) praticò la taqiyya attraverso la tawriya. Non intendeva dire che i fratelli avessero rubato la coppa, ma che lo avevano rapito da suo padre e gettato nel pozzo. [74]
Prospettiva sunnita
Secondo al-Mawsu'a al-fiqhiyya al-Kuwaitiyya (enciclopedia giuridica sunnita in 45 volumi), la maggior parte degli studiosi sunniti considera la taqiyya ammissibile in situazioni di necessità, come il timore di essere uccisi, la persecuzione o un danno significativo. In tali circostanze, la taqiyya può essere praticata nella misura necessaria a prevenire il danno. [75] Per giustificarne l’ammissibilità e la legittimità, gli studiosi sunniti fanno riferimento sia agli hadith [76] sia a versetti come il 28° della III sura e il 106° della XVI sura. [77]
Rifiuto assoluto della taqiyya in alcune confessioni islamiche
Tra i musulmani sunniti, i wahhabiti rifiutano completamente la taqiyya, giudicandola illegittima, e criticano gli sciiti per accettarla e praticarla. [78] Tra le scuole sciite, anche gli zayditi sono noti per il loro rifiuto totale della taqiyya. [79] Un’obiezione avanzata da Ibn Taymiyya, poi ripresa dai wahhabiti, è che la taqiyya sia assimilabile alla menzogna e all’ipocrisia. [80] In risposta, si sottolinea la differenza sostanziale: l’ipocrisia implica il celare la propria miscredenza fingendo di credere, mentre la taqiyya implica il celare la propria fede fingendo di non credere. [81]
Monografie
Sono stati scritti numerosi saggi e libri indipendenti sulla taqiyya. Tra essi:
- Risala fi al-taqiyya: un breve saggio di al-Muhaqqiq al-Karaki sulla sentenza giurisprudenziale relativa alla taqiyya, incluso nella sua raccolta Rasa'il al-Muhaqqiq al-Karaki in tre volumi. Il saggio sulla taqiyya è pubblicato nel secondo volume. [82]
- Risala fi al-taqiyya: un saggio di al-Shaykh al-Ansari sulla normativa giurisprudenziale della taqiyya, pubblicato insieme ad altri scritti dello stesso autore in Rasa'il fiqhiyya (Saggi giurisprudenziali). [83]
- Al-taqiyya: saggio dell’Imam Khomeini sulle norme giurisprudenziali della taqiyya, redatto nel 1373/1953-4 in seguito alle sue lezioni sull’argomento. [84] È incluso nel volume al-Rasa’il al-‘ashara (I dieci saggi), insieme ad altri scritti. [85]
- Taqiyya az didgah-e madhaheb va ferqe-ha-ye eslami-ye gheyr-shi'e (La taqiyya dal punto di vista delle scuole e delle sette islamiche non sciite) di Thamir Hashim al-Amidi, scritto in arabo e tradotto in persiano da Muhammad Sadiq Arif. L’opera analizza le opinioni dei principali giurisperiti delle quattro scuole sunnite, sostenendo che anch’essi considerano la taqiyya ammissibile, citando prove dal Corano e dalla tradizione. [86]
- Taqiyya separi baraye mobareze-ye 'amiqtar (La taqiyya come scudo per una lotta più profonda), di Naser Makarem Shirazi. Il libro affronta vari temi: aspetti giurisprudenziali ed etici della taqiyya e risposte alle obiezioni, significati letterali e tecnici, il suo ruolo in altri credi e nelle pratiche profetiche, i suoi obiettivi, le dimensioni coraniche, tradizionali, teologiche, etiche e giuridiche, nonché le risposte alle domande più frequenti sull’argomento.