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Ta'lif al-qulub

Da wikishia.

Ta'līf al-qulūb (in arabo: تَألیفُ القُلوب), o riconciliazione dei cuori, è il sostegno economico che il Profeta (S), l’Imam (A) o il governante musulmano concedeva a miscredenti, ipocriti o musulmani dalla fede debole, affinché costoro sostenessero i musulmani e difendessero l’Islam. Coloro che ricevevano sostentamento per questo scopo erano chiamati “al-mu'allafat qulubuhum” o “mu'allafat al-qulub”.

Come si evince dalla biografia del Profeta (S), nel corso della sua vita, alcuni politeisti divennero “mu'allafat al-qulub”. Alla luce del Corano, uno degli usi della zakat consiste nella “riconciliazione dei cuori”. Alcuni giurisperiti sciiti ritengono che questa disposizione non sia circoscritta al tempo del Profeta (S) o dell’Imam infallibile (A), bensì rimanga valida anche in loro assenza.

Significato e ambito

La “riconciliazione dei cuori” è una questione giurisprudenziale che si riferisce al sostegno economico destinato a un gruppo di miscredenti, ipocriti o musulmani deboli nella fede, [1] fornito dal Profeta (S), dall’Imam infallibile (A) o dal governante musulmano, al fine di ottenere il loro appoggio per i musulmani e la difesa dell’Islam. [2] Tali persone sono chiamate “al-mu'allafat qulubuhum” o “mu'allafat al-qulub”. [3]

Qutb al-Rawandi (m. 573/1178) riteneva che l’intento del Profeta (S), nel destinare la zakat a questo gruppo, fosse quello di indurlo ad accettare l’Islam e a rafforzarlo. [4] Secondo Ibn Athir (storico sunnita e studioso di hadith del VII/XIII secolo), il sostegno economico del Profeta (S) ad alcuni politeisti dopo la conquista della Mecca, spinse circa duemila di loro ad accompagnarlo nella battaglia di Hawazin. [5]

I giurisperiti, in base al 60° versetto della IX sura del Corano, ritengono che la “riconciliazione dei cuori” sia uno degli otto casi di spesa della zakat. [6] Secondo Muhammad Jawad Mughniya (m. 1400/1979), esegeta sciita del Corano, uno dei motivi di tale sostegno era anche quello di scongiurare il male da parte loro. [7]

La condotta del Profeta (S)

Durante la vita del Profeta (S), la “riconciliazione dei cuori” fu praticata nei confronti di alcuni politeisti, come Safwan ibn Umayya, e di alcuni ipocriti, come Abu Sufyan. [8] Safwan ibn Umayya combatté al fianco dei musulmani nella battaglia di Hunayn e prese una parte del bottino. [9] Hasan ibn Farhan Maliki (n. 1970), studioso sunnita, suppone che, dopo la conquista della Mecca, il Profeta (S) donò beni a un gruppo di “tulaqa” (liberti), tra cui Abu Sufyan, Mu'awiya, Safwan ibn Umayya e Muti' ibn Aswad, per la riconciliazione dei loro cuori. [10]

Esempi di “riconciliazione dei cuori”

I giurisperiti hanno espresso opinioni diverse su chi rientri nella categoria dei “mu'allafat al-qulub”:

  • Miscredenti: secondo al-Shaykh al-Mufid (m. 413/1022), la “riconciliazione dei cuori” serviva a invogliare i miscredenti a collaborare con i musulmani nel jihad. [11] Nel suo al-Mu'tabar, al-Muhaqqiq al-Hilli (m. 602/1205) considerava al-Shaykh al-Tusi un sostenitore di questo punto di vista, [12] e anche al-Muqaddas al-Ardabili (m. 993/1585) condivideva il parere di al-Shaykh al-Tusi. [13]
  • Ipocriti: Ibn Junayd (giurisperito sciita del IV/X secolo) ritiene che la “riconciliazione dei cuori” includa solo gli ipocriti, [14] affinché i loro cuori si inteneriscano e cessino l’ipocrisia.[15]
  • Musulmani dalla fede debole: secondo altri giurisperiti, come Qutb al-Din al-Rawandi, nel Fiqh al-Qur'an, e Shaykh Yusuf al-Bahrani (m. 1186/1772), nell’al-Hada'iq al-Nadira, “la riconciliazione dei cuori” riguarda i musulmani che credono nell’unicità di Dio, ma in cuor loro non hanno ancora accettato la missione apostolica del Profeta (S). [16]
  • Miscredenti, ipocriti e musulmani: un’altra opinione considera “la riconciliazione dei cuori” un principio generale, che include miscredenti, ipocriti, musulmani dalla fede debole, coloro che vivono ai confini del paese e altri che si trovano in situazioni simili. [17] Molti giurisperiti, tra cui al-Shahid al-Awwal, al-Shahid al-Thani, [18] al-Muhaqqiq al-Karaki, [19] Muhammad Hasan al-Najafi, [20] e l’Imam Khomeini, [21] sostennero questo punto di vista. [22]

L’autore dell’articolo Ta'lif-i qulub wa siyasat ritiene che “la riconciliazione dei cuori” possa anche essere applicata sostenendo finanziariamente alcuni movimenti di liberazione nel mondo, purché con uno scopo divino, garantendo il principio di invito al monoteismo e ad altri valori religiosi. [23]

La sentenza nell’età dell’Occultamento

Tra i giurisperiti vi è divergenza di opinioni sulla validità della “riconciliazione dei cuori” nell’età dell’Occultamento. [24] Secondo alcuni, per esempio, al-Muhaqqiq al-Hilli, l’Imam Khomeini e Javadi Amoli, essa è valida anche in questo periodo. [25] Secondo un altro gruppo, tra cui al-Shaykh al-Tusi, “la riconciliazione dei cuori” è invece legata al tempo del jihad e, poiché il jihad dipende dalla presenza dell’Imam infallibile (A), tale sostegno economico non è applicabile. [26] Al-Fadil al-Miqdad attribuiva il declino della “riconciliazione dei cuori” nell’età dell’Occultamento agli stessi studiosi sciiti. [27] Shafi'i e Abu Hanifa, giurisperiti sunniti, ritenevano inoltre che il pagamento per “la riconciliazione dei cuori” non fosse continuato dopo il tempo del Profeta (S), e che tale disposizione fosse stata abrogata. [28]

L’‘Allama Tabataba'i, nel Tafsir al-Mizan, affermava che il destinare parte della zakat alla “riconciliazione dei cuori” dei non credenti può avere tre scopi: attrarre i non credenti all’Islam, respingere i nemici attraverso di loro e ottenere aiuto per altre necessità religiose. Rifiutava inoltre l’idea che questa disposizione fosse limitata al tempo del Profeta (S), poiché non vi è motivo di circoscriverla a un’epoca specifica. [29]

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Riferimenti