Quarantaseiesima supplica de al-Sahifa al-Sajjadiyya
Questo articolo è un’introduzione alla quarantaseiesima supplica de al-Sahifa al-Sajjadiyya; per il testo integrale vedi text:Quarantaseiesima supplica de al-Sahifa al-Sajjadiyya. La quarantaseiesima supplica de al-Ṣaḥīfa al-Sajjādīyya (in arabo: الدعاء السادس والأربعون من الصحيفة السجادية) è una supplica trasmessa dall’Imam al-Sajjad (A), che egli recitava dopo la preghiera dell’Eid al-Fitr e di venerdì. In questa supplica, l’Imam (A) riconosce tutte le benedizioni divine concesse ai servi, invocando la misericordia divina in diversi modi. Questa supplica è stata commentata, tra le altre, in opere come Diyar-e asheqan di Husayn Ansarian, Shohud va shenakht di Hasan Mamduhi Kermanshahi e Sahba-ye hodur di Muhammad Taqi Misbah Yazdi (in persiano) e Riyad al-salikin (in arabo) di al-Sayyid 'Ali Khan al-Madani.
Dottrina
La quarantaseiesima supplica de al-Sahifa al-Sajjadiyya veniva recitata dall’Imam al-Sajjad (A) dopo la preghiera dell’Eid al-Fitr e di venerdì. Questi sono giorni onorati e rispettati dai musulmani per la grazia di Dio verso i Suoi servi. Pertanto, in questa supplica, l’Imam Zayn al-'Abidin (A) invoca la grazia divina con espressioni diverse. [1]
Ecco gli insegnamenti e i concetti cui si fa riferimento in questa supplica:
- Riconoscimento della misericordia e della bontà di Dio.
- Dio non delude i servi che Lo invocano.
- L’insignificanza degli esseri in confronto all’infinita esistenza di Dio.
- Dio accetta gli esseri umani indifesi.
- Dio accetta le azioni insignificanti dei Suoi servi, dando loro ricompense preziose.
- Dio non si affretta a punire i Suoi servi.
- Onorare i bisognosi.
- Dio risponde ai Suoi servi e ai peccatori.
- Dio invita i Suoi servi peccatori al Suo santuario.
- L’ampio regno del governo divino.
- Dio come nutrimento del bene e annientatore del male.
- Il libero arbitrio umano come base per la prova divina e l’ordine di assegnazione delle ricompense.
- Delusione, perdita e indigenza come conseguenze del trascurare Dio.
- Le porte della misericordia divina sono aperte.
- La speranza nel rifugio divino.
- Dio tollera e dà tempo al peccatore.
- Il dominio e il regno stabili e costanti di Dio.
- La giustizia della punizione divina.
- L’incapacità umana di descrivere le benedizioni divine e ringraziare per esse.
- Pregare per la buona sorte.
- La necessità di pentirsi al più presto. [2]
Commentari
Tra i commentari che trattano ampiamente la quarantaseiesima supplica si segnalano:
- Riyad al-salikin di Sayyid Ali Khan al-Madani, [3]
- Fi zilal al-Sahifa al-Sajjadiyya di Muhammad Jawad Mughniya, [4]
- Riyad al-'arifin di Muhammad ibn Muhammad al-Darabi [5] e
- Afaq al-ruh di Muhammad Husayn Fadl Allah. [6]
Dal punto di vista lessicale, la supplica è stata analizzata in opere quali Ta'liqat 'ala l-Sahifa al-Sajjadiyya di Fayd Kashani [7] e Sharh al-Sahifa al-Sajjadiyya di 'Izz al-Din al-Jaza'iri. [8]
La supplica è stata inoltre trattata nei seguenti testi in persiano:
- Diyar-e asheqan di Husayn Ansarian, [9]
- Shohud va shenakht di Muhammad Hasan Mamduhi Kermanshahi, [10]
- Sharh va tarjome-ye Sahife-ye Sajjadiyye di Sayyid Ahmad Fihri, [11]
nonché in altre opere.