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Quarantaseiesima supplica de al-Sahifa al-Sajjadiyya

Da wikishia.

Questo articolo è un’introduzione alla quarantaseiesima supplica de al-Sahifa al-Sajjadiyya; per il testo integrale vedi text:Quarantaseiesima supplica de al-Sahifa al-Sajjadiyya. La quarantaseiesima supplica de al-Ṣaḥīfa al-Sajjādīyya (in arabo: الدعاء السادس والأربعون من الصحيفة السجادية) è una supplica trasmessa dall’Imam al-Sajjad (A), che egli recitava dopo la preghiera dell’Eid al-Fitr e di venerdì. In questa supplica, l’Imam (A) riconosce tutte le benedizioni divine concesse ai servi, invocando la misericordia divina in diversi modi. Questa supplica è stata commentata, tra le altre, in opere come Diyar-e asheqan di Husayn Ansarian, Shohud va shenakht di Hasan Mamduhi Kermanshahi e Sahba-ye hodur di Muhammad Taqi Misbah Yazdi (in persiano) e Riyad al-salikin (in arabo) di al-Sayyid 'Ali Khan al-Madani.

Dottrina

La quarantaseiesima supplica de al-Sahifa al-Sajjadiyya veniva recitata dall’Imam al-Sajjad (A) dopo la preghiera dell’Eid al-Fitr e di venerdì. Questi sono giorni onorati e rispettati dai musulmani per la grazia di Dio verso i Suoi servi. Pertanto, in questa supplica, l’Imam Zayn al-'Abidin (A) invoca la grazia divina con espressioni diverse. [1]

Ecco gli insegnamenti e i concetti cui si fa riferimento in questa supplica:

  • Riconoscimento della misericordia e della bontà di Dio.
  • Dio non delude i servi che Lo invocano.
  • L’insignificanza degli esseri in confronto all’infinita esistenza di Dio.
  • Dio accetta gli esseri umani indifesi.
  • Dio accetta le azioni insignificanti dei Suoi servi, dando loro ricompense preziose.
  • Dio non si affretta a punire i Suoi servi.
  • Onorare i bisognosi.
  • Dio risponde ai Suoi servi e ai peccatori.
  • Dio invita i Suoi servi peccatori al Suo santuario.
  • L’ampio regno del governo divino.
  • Dio come nutrimento del bene e annientatore del male.
  • Il libero arbitrio umano come base per la prova divina e l’ordine di assegnazione delle ricompense.
  • Delusione, perdita e indigenza come conseguenze del trascurare Dio.
  • Le porte della misericordia divina sono aperte.
  • La speranza nel rifugio divino.
  • Dio tollera e dà tempo al peccatore.
  • Il dominio e il regno stabili e costanti di Dio.
  • La giustizia della punizione divina.
  • L’incapacità umana di descrivere le benedizioni divine e ringraziare per esse.
  • Pregare per la buona sorte.
  • La necessità di pentirsi al più presto. [2]

Commentari

Tra i commentari che trattano ampiamente la quarantaseiesima supplica si segnalano:

  • Riyad al-salikin di Sayyid Ali Khan al-Madani, [3]
  • Fi zilal al-Sahifa al-Sajjadiyya di Muhammad Jawad Mughniya, [4]
  • Riyad al-'arifin di Muhammad ibn Muhammad al-Darabi [5] e
  • Afaq al-ruh di Muhammad Husayn Fadl Allah. [6]

Dal punto di vista lessicale, la supplica è stata analizzata in opere quali Ta'liqat 'ala l-Sahifa al-Sajjadiyya di Fayd Kashani [7] e Sharh al-Sahifa al-Sajjadiyya di 'Izz al-Din al-Jaza'iri. [8]

La supplica è stata inoltre trattata nei seguenti testi in persiano:

  • Diyar-e asheqan di Husayn Ansarian, [9]
  • Shohud va shenakht di Muhammad Hasan Mamduhi Kermanshahi, [10]
  • Sharh va tarjome-ye Sahife-ye Sajjadiyye di Sayyid Ahmad Fihri, [11]

nonché in altre opere.

Footnote

Riferimenti