Jihad islamico palestinese
Il Movimento per il Jihad islamico in Palestina (in arabo: حركة الجهاد الإسلامي في فلسطين), comunemente noto come Jihad islamico palestinese, è un movimento di resistenza presente in Palestina, il quale considera la lotta contro l’occupazione israeliana come l’unica via per la completa liberazione delle terre palestinesi. Il movimento si fonda sulle dottrine islamiche e si oppone fermamente a qualsiasi riconoscimento del regime israeliano.
Il Jihad islamico palestinese fu fondato da Fathi Shaqaqi nel 1981 a Gaza. L’attuale segretario generale del movimento è Ziyad al-Nakhalah. Prima di lui, la carica era ricoperta da Ramadan 'Abd Allah Shalah, succeduto al fondatore, Fathi Shaqaqi. Molti comandanti del movimento sono stati assassinati dal regime sionista, mentre l’ala militare del Jihad islamico palestinese ha condotto numerose operazioni di rappresaglia contro Israele.
Introduzione e fondazione
Il Jihad islamico palestinese è un importante movimento di resistenza palestinese che vede nella lotta armata l’unico mezzo per liberare al-Quds, [1] esso si oppone fermamente a qualsiasi accordo con il regime sionista. Rispetto a Hamas e Fatah, gode di un minore sostegno sociale, tuttavia, la sua presenza militare in Cisgiordania rappresenta un punto di forza rilevante. [2] Alcuni media europei descrivono il movimento come dotato di una struttura segreta e ben organizzata. [3]
Tra le principali azioni politiche del movimento figurano: l’opposizione agli accordi di Oslo I (1993), il boicottaggio delle elezioni legislative (2006), l’opposizione al trattato di pace egiziano del 2014 e i tentativi di ridurre le tensioni tra Hamas e il governo egiziano (2014). [4]
Il movimento fu fondato a Gaza nel 1981 dal dottor Fathi Shaqaqi, medico palestinese, [5] insieme a 'Abd al-'Aziz 'Awda, Ramadan 'Abd Allah Shalah e Nafiz 'Azzam. [6] Nel 1987 i membri furono esiliati in Libano, dove stabilirono legami con Hezbollah e ricevettero addestramento dall’IRGC, il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche dell'Iran. Nel 1989 il quartier generale venne ufficialmente trasferito a Damasco. [7]
Fathi Shaqaqi, segretario generale del movimento, fu assassinato dal Mossad nel 1995. Gli succedette Ramadan 'Abd Allah Shalah (m. 2020), il quale ebbe un ruolo chiave nel rafforzare il dinamismo politico del movimento. Nel 2018, quando Shalah si ammalò, fu nominato segretario generale Ziyad al-Nakhalah. [8]
Principi e obiettivi
Il Jihad islamico palestinese ha così definito i propri principi fondamentali: l’Islam costituisce la base delle sue credenze e azioni. Considera l’intera Palestina territorio islamico e arabo, e proibisce qualsivoglia riconoscimento del regime sionista su tale terra. Ritiene la presenza di Israele in Palestina un’occupazione volta a dominare e disgregare un territorio islamico; di conseguenza, qualsiasi riconoscimento del regime sionista è ritenuto inaccettabile e illecito.
Gli obiettivi principali mirano alla completa liberazione della Palestina, alla distruzione del regime sionista e all’istituzione di un governo islamico. Tra gli altri obiettivi da raggiungere vi sono: la preparazione del popolo palestinese alla lotta politica e militare, organizzare i musulmani a livello mondiale e incoraggiarli ad adempiere i loro doveri nei confronti della Palestina, la promozione dell’unità islamica in difesa della Palestina, il rafforzamento dei legami con altri movimenti islamici e di liberazione, nonché la diffusione dell’Islam e delle sue dottrine. [9] Il movimento mantiene una cooperazione politica e militare con Hamas, [10] ma non intrattiene buoni rapporti con l’OLP a causa dell’approccio laico di quest’ultimo e della sua disponibilità a scendere a compromessi e riconoscere Israele. [11]
Resistenza contro l’occupazione
Le Brigate al-Quds (Saraya al-Quds in arabo) sono l’ala militare e di sicurezza del Jihad islamico palestinese, fondate a metà degli anni '80. In precedenza, erano note come Forze mujahid islamiche e, ancora prima, come Kata'ib sayf al-Islam. [12] Le Brigate al-Quds rappresentano la seconda forza militare a Gaza dopo l’ala armata di Hamas. [13]
Il regime israeliano ha assassinato diversi comandanti del Jihad islamico palestinese, tra cui Fathi Shaqaqi (1995), Isam Barahama (1992), Hani 'Abed (1994), Mahmud al-Khaja (1995), Mahmud Tawaliba (2002), Mahmud al-Zamta (2003), Bashir al-Dabish (2004), Khalid al-Dahduh (2006), Danial Mansur (2014) [14] e Hisam Abu Harbid (2021), quest’ultimo comandante delle Brigate al-Quds.
Operazioni
L’ala militare del movimento ha condotto numerose operazioni contro l’occupazione israeliana, tra cui Bayt Lid, Dizengoff, Kfar Darom, Netzarim, Jabalia orientale, Morag [15] e Basha'ir al-Intisar.
Intifada palestinese del 1987
Il Jihad islamico palestinese ebbe un ruolo attivo nella prima intifada (1987): i sermoni di 'Abd al-'Aziz 'Awda, tenuti nella moschea di 'Izz al-Din al-Qassam, contribuirono a dare il via alla rivolta. Durante la seconda intifada (2000), Israele identificò Ramadan 'Abd Allah Shalah come figura chiave dietro numerose operazioni anti-israeliane. [16] Il significativo contributo delle forze militari del movimento fu uno dei principali motivi che indusse il regime israeliano ad assassinare molti comandanti del Jihad islamico palestinese. [17]
Partecipazione alla “Tempesta di al-Aqsa”
Secondo alcuni media europei, il Jihad islamico palestinese partecipò anche all’operazione Tempesta di al-Aqsa, [18] lanciata il 7 ottobre 2023, in risposta a delle operazioni israeliane. Il movimento dichiarò di aver catturato oltre trenta prigionieri israeliani, e li avrebbe liberati solo tramite lo scambio di prigionieri. [20]
Influenza della Rivoluzione islamica dell’Iran
Fin dalla sua fondazione, il movimento fu influenzato dall’ideologia della Rivoluzione islamica dell’Iran guidata dall’Imam Khomeini. [22] Tale ideologia sostiene che solo l’Islam e le sue dottrine possono costituire il fondamento del jihad e dell’unità islamica. [23]
Prima di fondare il movimento, il dott. Fathi Shaqaqi pubblicò il libro Al-Khomeini: al-hall al-Islami wa-l-badil (Khomeini come soluzione e alternativa islamica), ciò portò al suo arresto da parte del governo egiziano. [24] Shaqaqi riteneva che le idee e la rivoluzione dell’Imam Khomeini rappresentassero la migliore alternativa ad altri approcci per raggiungere gli obiettivi del mondo islamico, in particolare della liberazione della Palestina. Per il suo sostegno a Khomeini e per l’enfasi sull’unità sciita-sunnita, il movimento fu accusato di essere sciita. Per confutare ciò, ribadì ripetutamente la propria adesione ai principi dell’Islam sunnita. [25]
Khalid al-Batsh, un membro dell’ufficio politico, afferma che l’Iran è il principale sostenitore del movimento e un alleato fondamentale della resistenza palestinese, sottolineando che fornisce aiuto in diversi ambiti: sostegno politico, aiuti finanziari, equipaggiamento militare e addestramento. [26]
Secondo il Center for Arab Political Studies, il movimento mantenne una posizione di neutralità durante la guerra civile siriana (iniziata nel 2011) e nel corso degli attacchi della coalizione araba contro Ansar Allah nello Yemen (dal 2015), circostanze che, per un po’, raffreddarono i rapporti con l’Iran. [27]
Canale televisivo
La rete satellitare Palestine Today (Falastin al-Yawm) è affiliata al Jihad islamico palestinese e ha sede a Gaza. A causa di difficoltà finanziarie, l’ufficio del canale a Gerusalemme venne chiuso nel 2015, e il personale di altri loro uffici fu licenziato. Nel 2016, l’ufficio della rete in Cisgiordania fu chiuso dal regime sionista. [28]