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Insultare ciò che è sacro

Da wikishia.

Con l’espressione insultare ciò che è sacro s’intende la derisione o la mancanza di rispetto verso qualsiasi persona, oggetto o concetto considerato sacro dalla legge religiosa o dai fedeli. Insultare ciò che è ritenuto sacro è proibito ed è annoverato tra i peccati maggiori. Non c’è differenza se chi commette il reato di insultare il sacro è musulmano o non-musulmano. La definizione “ciò che è sacro” comprende periodi, luoghi, individui, libri e così via, come il mese di Ramadan, la Ka'ba, i Profeti (A), gli Imam (A), i mausolei degli Imam (A) e il Corano.

Il livello della punizione per l’insulto alle cose sacre varia a seconda del grado: alcuni atti comportano miscredenza e apostasia, per i quali la punizione prevista è l’esecuzione, come nel caso dell’insulto o della ridicolizzazione dei principi fondamentali dell’Islam e dello sciismo. In altri casi, la punizione può consistere nel ta'zir (punizione discrezionale): ad esempio, chi commette adulterio durante il mese di Ramadan, oltre alla punizione prescritta per l’adulterio, riceve anche il ta'zir.

Secondo i giurisperiti, insultare o maledire ciò che è ritenuto sacro dalle quattro scuole sunnite è proibito. Inoltre, in base al 108° versetto della VI sura del Corano, è inammissibile insultare ciò che è sacro per altre religioni o denominazioni, siano esse divine o non divine.

Comprendere il concetto

Insultare ciò che è sacro significa deridere o mancare di rispetto a qualsiasi cosa considerata degna di rispetto secondo la legge religiosa e i suoi seguaci. [1] Nel commettere il reato di insultare le cose sacre, non vi è differenza tra musulmani e non-musulmani. [2] Quando si parla di insulti a ciò che è sacro ci si riferisce sia agli insulti nei confronti delle persone sia verso altri elementi: tra le persone, rientrano figure islamiche e non-islamiche rispettate nell’Islam, per esempio, il Profeta dell’Islam (S), gli Imam (A), la nobile Khadija (A), [3] la nobile Maryam (A) e la nobile Hajar (A). [4] Tra gli altri elementi vi sono: Dio, il Glorioso Corano, la Ka'ba, le moschee e le tombe dei Profeti e degli Imam (A). [5]

Lo status nella giurisprudenza islamica

Nei testi di fiqh, non esiste un reato formalmente definito come insulto o mancanza di rispetto verso le cose sacre. I giurisperiti ne hanno tuttavia dichiarato il divieto, [6] esponendo vari esempi (come insultare il Profeta (S), [7] offendere i credenti, [8] causare danni [9] e calunniare), [10] all’interno di sezioni che trattano della purità rituale, [11] dell’hajj, [12] delle transazioni proibite [13] e delle punizioni prescritte. [14] Nei libri dedicati ai principi della giurisprudenza compaiono titoli come “Il divieto di insultare le questioni sacre della religione” [15] e “Il divieto di insultare gli oggetti sacri e il preferire la loro venerazione”. [16]

Le raccolte di hadith includono inoltre narrazioni riguardanti specifiche realtà considerate sacre dalla religione, e l’insultarle è stato vietato, ad esempio, offendere la Ka'ba o il Messaggero di Dio (S). [17] In alcune narrazioni, gli Imam (A) hanno proibito ai loro seguaci di mancare di rispetto a questioni considerate sacre da altri. [18] Alcuni commentatori hanno dedotto delle norme anche dal 108° versetto della VI sura del Corano, tra cui il divieto di maledire i miscredenti se ciò conduce a offese contro Dio, e il divieto di insultare i non-musulmani e le loro questioni sacre se tali atti provocano insulti contro le entità sacre dei musulmani. [19]

Norme religiose

Sono state stabilite diverse norme relative all’insultare ciò che è sacro, tra cui:

  • Insultare le cose sacre della religione è proibito, ed è obbligatorio onorarle e rispettarle. [20]
  • Nel divieto di insultare ciò che è sacro non vi è distinzione tra obblighi divini, divieti e pratiche raccomandate (come la preghiera collettiva). [21]
  • Secondo i giurisperiti, il pentimento non è accettato da chi insulta le cose sacre, tranne nel caso di un miscredente che, dopo l’insulto, si converta all’Islam. [22]
  • Qualora qualcuno insulti cose sacre per rabbia o angoscia, e non intenzionalmente, oppure creda erroneamente che le sue parole o azioni non costituiscano un insulto, le norme relative all’insultare ciò che è sacro non si applicano. [23]

Casi e norme penali

Le pene per l’insulto a ciò che è sacro variano. Alcuni casi, come l’insulto a Dio, ai Profeti (A) e agli Imam (A), possono comportare miscredenza e apostasia, per i quali la pena prevista è l’esecuzione. In altri casi, la legge contempla una punizione discrezionale (ta'zir) per l’insulto.

Insulti che portano alla miscredenza e all’apostasia

Gli insulti nei confronti delle cose sacre, per i quali sono previste delle pene, rientrano o nella categoria dell’insulto e della calunnia, oppure in quella della miscredenza e dell’apostasia.

  • Insultare Dio (sabb Allah): i giurisperiti considerano miscredente (kafir) chiunque insulti Dio, e versare il suo sangue è ritenuto lecito (mahdur al-dam). [24]
  • Insultare il Profeta (S) (sabb al-Nabi): chi insulta il Profeta Muhammad (S), o gli attribuisce qualcosa che comporti la sua denigrazione, è considerato passibile di pena di morte (mahdur al-dam), [25] e il pentimento non scongiura l’esecuzione della punizione. [26] Secondo i giurisperiti, non vi è alcuna differenza tra insultatore musulmano o non-musulmano, uomo o donna. [27] Nella giurisprudenza sciita, questa norma riguarda anche l’insulto nei confronti degli altri profeti, [28] della nobile Fatima Zahra (A) [29] e degli angeli. [30]
  • Insultare gli Imam (A) (sabb al-A'imma): secondo i giurisperiti, chiunque insulti un Imam giusto (A) deve essere messo a morte. [31]
  • Nei testi di giurisprudenza, alcuni esempi di offesa a ciò che è sacro, soggetti a punizione prescritta, sono assimilati all’apostasia, tra cui:
  1. Gettare intenzionalmente il Corano nella sporcizia: [33] il colpevole è considerato un apostata e viene ucciso. [34]
  2. Rendere la Ka'ba najis o distruggerla: il colpevole viene ucciso. [35]
  3. Rendere intenzionalmente najis i santuari del Nobile Profeta (S) e degli Imam (A). [36]
  4. Irridere [37] o denigrare la religione: [38] se un musulmano deride i principi della religione, come la fede in Dio, il Profeta Muhammad (S) o gli elementi fondamentali della religione, come l’obbligo della preghiera quotidiana o del digiuno, [39] ciò comporta la sua apostasia (irtidad) e miscredenza (kufr), [40] e costituisce un peccato maggiore. [41] Al-'Allama al-Hilli ha stabilito che è lecito uccidere chi deride o insulta la religione. [42]
  5. Calunniare la madre del Profeta (S) (qadhf 'umm al-Nabi): alcuni giurisperiti ritengono che chi calunnia la madre del Profeta (S) sia considerato un apostata e debba essere ucciso, [43] e, nel caso di un apostata fitri, il suo pentimento non sia accettato. [44] Tuttavia, Muhammad Hasan al-Najafi sostiene che non vi sia alcuna giustificazione per questa sentenza, a meno che la calunnia nei confronti della madre del Profeta (S) non equivalga a insultare il Profeta (S) stesso. [45]

Insulti che comportano il ta'zir (punizione discrezionale)

Non vi è disaccordo tra i giurisperiti sull’applicazione del ta'zir a chi insulta ciò che è sacro. [46] In alcuni casi, come quando la Moschea al-Haram viene deliberatamente resa najis, è stata determinata una specifica entità della punizione. [47] Rientrano in questa categoria:

  • Insultare le tombe e i mausolei sacri del Profeta (S) e degli Imam (A): qualsiasi atto che comporti offesa o derisione verso tali tombe o mausolei è proibito, [48] e l’autore è soggetto al ta'zir. [49]
  • Commettere crimini in determinati periodi, come il venerdì o il mese di Ramadan, o in luoghi sacri rispettati dai musulmani, come le moschee, influisce sull’inasprimento della punizione prescritta. [50] Ad esempio, chi commette adulterio in tali periodi, oltre all’esecuzione dell’hudud (punizione prescritta), merita anche il ta'zir per aver mancato di rispetto alle cose sacre. [51]
  • Moschee: un esempio di insulto a una moschea è renderla deliberatamente najis. [52]
  • Qualsiasi elemento il cui rispetto sia obbligatorio secondo la legge islamica, per esempio: i libri di hadith e di fiqh, [53] la terra della tomba dell’Imam al-Husayn (A), qualsiasi oggetto prelevato dalla sua tomba come benedizione e guarigione, nonché gli oggetti appartenenti alle tombe degli Imam (A), come la terra delle loro tombe [54] e oggetti correlati. [55]

Insulti alle questioni sacre delle denominazioni islamiche

Secondo le fatwa dei giurisperiti sciiti, è proibito insultare Aisha, maledire i compagni [del Profeta – S] e altre questioni sacre delle quattro scuole di pensiero sunnite. Essi considerano tali atti un tradimento dell’Islam e un servizio reso ai gruppi miscredenti o politeisti. [56] A questo proposito, le fatwa di trentatré marja sciiti sul divieto di insultare le questioni sacre delle denominazioni islamiche e altresì di scomunicare la Gente della Qibla sono state raccolte in un libro intitolato Prohibition of Insult and Excommunication of Muslim from Perspective of Shi'a Scholars, compilato dal Dipartimento di Ricerca del Congresso Internazionale sui Movimenti Estremisti e Takfiri. [57]

Insultare le denominazioni e le religioni non-islamiche

Secondo i giurisperiti, non è permesso insultare le cose ritenute sacre e rispettate dalle altre religioni e confessioni, divine o non divine, financo gli idoli e le divinità dei miscredenti. [58] Alla base di questa norma vi è il 108° versetto della VI sura del Corano e alcune narrazioni. [59] La motivazione del divieto risiede nel voler prevenire un’azione analoga, [60] poiché insultare le loro cose sacre porta a insultare le questioni sacre dei musulmani, [61] e vi è consenso unanime sul divieto di insultare le questioni sacre dell’Islam. [62]

L’'Allama Tabataba'i, nella sua esegesi Tafsir al-Mizan, considera questa norma una delle buone condotte religiose che, se osservata, fa sì che le cose sacre siano protette dalla profanazione nei vari paesi. [63]

Insultare le questioni sacre dell’Islam con il pretesto della libertà di espressione

In alcuni paesi, con il pretesto del diritto alla libertà di espressione, qualsiasi forma di mancanza di rispetto o insulto verso questioni sacre altrui, come bruciare il Corano o disegnare caricature offensive dei profeti, è considerata lecita, e il divieto di insultare le questioni sacre o la necessità di rispettarle viene interpretato come una limitazione alla libertà di espressione. In risposta a questa posizione, si afferma che la libertà di espressione sia rispettata solo nella misura in cui non lede i diritti e le libertà altrui, poiché uno dei diritti fondamentali dell’individuo è la libertà di scegliere la propria religione e il proprio credo. [64]

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Riferimenti