Infallibilità dei profeti (A)
L’infallibilità dei profeti (in arabo: عِصمَة الأَنبِياء) è la dottrina secondo cui i profeti sono immuni da peccati ed errori. Diverse tradizioni religiose accettano questa dottrina, sebbene vi siano divergenze d’opinione sulla sua natura e sui suoi ambiti. Gli studiosi musulmani concordano nel ritenere che i profeti fossero immuni dalla miscredenza e dal politeismo e che non commisero alcun errore nel ricevere e trasmettere il messaggio divino. Tuttavia, non sono d’accordo sul fatto che i profeti fossero esenti da altri peccati e da errori nelle questioni ordinarie della vita, benché la maggior parte di loro sostenga che i profeti erano infallibili anche in questi altri ambiti.
Il Corano non parla esplicitamente dell’infallibilità dei profeti, anche se tale dottrina è stata dedotta dal Corano. Gli esegeti hanno solitamente trattato questa dottrina nel commento di alcuni versetti, come nell’interpretazione del 36° versetto della II sura del Corano (relativo alla storia di Adamo ed Eva – A – e alla loro cacciata dal Paradiso).
I teologi musulmani hanno presentato argomentazioni razionali a sostegno dell’infallibilità dei profeti. Si sono anche avvalsi di versetti coranici, come il 7° versetto della LIX sura del Corano, e di hadith per consolidare ulteriormente questa dottrina.
Gli oppositori della dottrina dell’infallibilità hanno addotto alcuni versetti coranici che presumibilmente contraddicono l’infallibilità dei profeti o quella di alcuni di essi. In risposta, i teologi musulmani hanno proposto diverse spiegazioni, tra cui quella secondo cui questi versetti rientrano tra i versetti ambigui che devono essere compresi alla luce dei versetti espliciti.
Definizione
L’infallibilità dei profeti si riferisce al loro essere esenti da ogni tipo di impurità ed errore, [1] nonché alla loro immunità dall’errore nel ricevere e trasmettere il messaggio divino. Si ritiene che questa caratteristica sia un tratto interiore che consente ai profeti di discernere chiaramente il bene dal male. [2]
Posizione e importanza
L’infallibilità dei profeti, soprattutto per quanto riguarda la ricezione e la trasmissione del messaggio divino, è accettata da tutte le tradizioni religiose profetiche, [3] sebbene vi siano delle divergenze d’opinione sulla sua natura e sui suoi ambiti. [4]
Alcuni sostengono che la dottrina dell’infallibilità sia emersa tra i musulmani ai primordi della storia islamica, ad esempio, è stato riportato che il primo califfo lodò il Profeta (S) definendolo libero da errore. [5] È stato anche tramandato che l’Imam Ali (A) usò il termine 'isma (infallibilità) nello spiegare lo status dei profeti. [6]
Ciò nonostante, alcuni studiosi sostengono che il termine tecnico 'isma, come altri termini teologici, sia emerso dopo lo sviluppo della teologia islamica quale disciplina a sé stante, in coincidenza con l’imamato dell’Imam al-Sadiq (A). [7]
Il Corano non parla esplicitamente dell’infallibilità dei profeti, [8] sebbene la dottrina possa essere dedotta da numerosi versetti. Gli esegeti hanno discusso questa dottrina nei loro commenti ad alcuni versetti, per esempio, nell’interpretazione del 36° versetto della II sura del Corano, del 23° versetto della VII sura del Corano, del 121° versetto della XX sura del Corano (tutti relativi alla storia dell'esilio di Adamo – A – ed Eva dal Paradiso), del 33° versetto della III sura del Corano (sulla scelta di alcuni profeti) e dei versetti 3-5 della LIII sura del Corano (i quali affermano che i detti del Profeta – S – derivano dalla rivelazione, e non dai desideri mondani).
Fondamento
Esistono diverse opinioni sull’infallibilità. Al-Shaykh al-Mufid e al-Sharif al-Murtada considerano l’infallibilità dei profeti una benedizione di Dio su di loro. Secondo un altro punto di vista, condiviso da al-Sharif al-Murtada, al-Shaykh al-Tusi e Ibn Maytham al-Bahrani, l’infallibilità è un attributo interiore che impedisce ai profeti di commettere peccati, pur non privandoli del loro potere né del loro libero arbitrio.
Per Mulla Sadra l’infallibilità è una benedizione divina sui profeti e su alcuni altri sinceri servi di Dio, grazie alla quale la loro facoltà estimativa (wahm), che in altre persone è influenzata dalle tentazioni sataniche, diventa pienamente controllata dall’intelletto.
L’Allama Tabataba'i sostiene che l’origine dell’infallibilità profetica risiede nella profonda conoscenza dei profeti riguardo ai peccati, che non è una forma di conoscenza acquisita e non sarà mai sopraffatta da desideri mondani.
Sfere
L’infallibilità dei profeti può essere immaginata in diverse sfere: impossibilità di sbagliare per quanto riguarda il politeismo e la miscredenza, immuni dall’errore nel ricevere e trasmettere il messaggio divino, nonché immuni dal commettere peccati gravi e minori ed errori comuni. I sapienti musulmani concordano nel ritenere i profeti infallibili nella prima e nella seconda sfera; tutti credono che i profeti non abbiano mai aderito al politeismo né siano mai stati miscredenti nel corso di tutta la loro vita. [9] Inoltre, sia secondo i teologi sunniti sia sciiti, i profeti sono immuni dall’errore nel ricevere e trasmettere la rivelazione [10] e il messaggio divino, sebbene Qadi Abd al-Jabbar, il capo dei mutaziliti nel V/XI secolo, abbia considerato la possibilità di errori involontari nella trasmissione del messaggio divino. [11]
I teologi sciiti credono nell’infallibilità dei profeti nel terzo dominio, ovvero l’immunità sia dai peccati gravi sia da quelli minori. [12] Tuttavia, al-Shaykh al-Mufid sostiene che è possibile che i profeti abbiano commesso un peccato minore prima della loro missione profetica, senza che tale peccato abbia poi danneggiato la loro reputazione. [13]
La maggior parte dei teologi sciiti, inoltre, crede nell’infallibilità dei profeti anche nelle questioni ordinarie della vita. [14] Sostengono che i profeti non commettono mai errori nei loro detti e nelle loro azioni in ambito sociale o personale. Tuttavia, alcuni sapienti, come al-Shaykh al-Saduq, non sono d’accordo con questo punto di vista. Al-Shaykh al-Saduq, basandosi sull’hadith di Dhu al-Shimalayn, [15] accettava l’affermazione che il Profeta (S) avesse commesso un errore ordinario involontario; egli affermava persino che il credere nell’immunità dei profeti dagli errori ordinari è un esempio di esagerazione (ghuluww). [16]
L’Allama Tabataba'i riteneva che le questioni ordinarie e altre questioni estranee alla rivelazione e alla missione profetica esulassero dall’ambito dell’infallibilità. Secondo lui, i versetti coranici indicano che i profeti, a parte il profeta Muhammad (S), che costituiva un’eccezione, commisero errori in certe questioni: Adamo (A) dimenticò il suo testamento; Noè (A) chiese – commettendo uno sbaglio – a Dio di salvare suo figlio; Giona (A) lasciò con rabbia il suo popolo e Mosè (A) rimproverò, a torto, Aronne, (A) quando scoprì che gli Israeliti avevano adorato il vitello d’oro. [17]
Infallibilità e libero arbitrio
Alcuni hanno ritenuto incompatibili l’infallibilità e il libero arbitrio, negando pertanto l’infallibilità dei profeti, mentre altri hanno sostenuto che i profeti non avessero libero arbitrio nell’ambito della loro infallibilità. [18] Quest'ultimo gruppo ha sostenuto che finché si ha la libertà di commettere peccati ed errori, in certi casi si commetteranno. Pertanto, l’infallibilità sarà raggiunta solo quando fattori esterni non consentiranno l’uso del libero arbitrio. I sostenitori di questa visione hanno addotto a prova della loro opinione dei versetti coranici, [19] tra cui: il 46° versetto della XXXVIII sura del Corano, in cui Dio parla di Se stesso come di Colui Che purifica i profeti, e il 33° versetto della XXXIII sura del Corano in cui Dio menziona la Sua volontà di purificare l'Ahl al-Bayt (A). [20]
Contro questa visione, alcuni studiosi, come l’Allama Tabataba'i, hanno affermato che Dio concesse ai profeti un tipo di conoscenza in virtù della quale potessero vedere l’abominevole realtà del peccato, e grazie a tale conoscenza non commisero mai peccati. Questa conoscenza è come la nostra conoscenza dei pericoli del cibo avvelenato: non mangeremmo mai quel cibo a causa di tale conoscenza, e non perché non ci è concessa la libertà di farlo. [21]
Secondo l'ayatollah Sobhani, sebbene l’infallibilità sia un dono di Dio ai profeti e agli Imam (A), questi speciali servi di Dio scelgono liberamente di prepararsi a ricevere questo dono con la loro fede e le loro azioni giuste, pertanto, l’infallibilità non è incompatibile con il libero arbitrio. [22]
Prove e dimostrazioni
Le prove e le dimostrazioni dell’infallibilità dei profeti si suddividono in prove razionali e tradizionali:
Prove razionali
Una delle principali prove razionali dell’infallibilità dei profeti consiste nella loro necessità di guadagnarsi la fiducia delle persone. [23] Se i profeti commettessero peccati e le loro azioni contraddicessero i loro insegnamenti, le persone non si fiderebbero di loro, e quindi le missioni profetiche fallirebbero. [24] Ciò comporterebbe il fallimento del piano di Dio, il che è impossibile.
Prove tradizionali
Le prove tradizionali includono prove coraniche e hadith sull’infallibilità dei profeti. Si ritiene che i seguenti versetti coranici indichino l’infallibilità dei profeti: 64°, 69° e 165° versetto della IV sura del Corano; 90° versetto della VI sura del Corano; e 17° versetto della XVIII sura del Corano.
In quest’ultimo versetto leggiamo: “Chiunque Allah guidi è ben guidato”. L’Allama Tabataba'i sostiene che questo versetto neghi ogni tipo di traviamento da parte di coloro che Dio ha guidato, e poiché commettere peccati è una sorta di traviamento, questo versetto indica che i profeti non hanno mai commesso alcun peccato. [25]
Esistono, inoltre, diversi hadith riportanti che i profeti sono sicuramente infallibili. [26] Ad esempio, è stato tramandato che l’Imam al-Baqir (A) disse: «I profeti non commettono alcun peccato perché sono protetti e puri... non commettono alcun peccato, né maggiore né minore». [27]
Obiezioni
Gli oppositori dell’infallibilità dei profeti hanno respinto questa dottrina basandosi su alcuni versetti coranici e hadith.
Delusione per la promessa di Dio
Gli oppositori sostengono che, secondo il 110° versetto della XII sura del Corano, i profeti persero la speranza nella promessa di Dio e pensarono che Lui avesse mentito loro (“Quando gli apostoli persero la speranza ed essi pensarono che fossero state dette loro menzogne...”), e ciò dimostra che non erano infallibili.
In risposta, l’Allama Tabataba'i dice che il pronome “essi” nella frase “essi pensarono che fossero state dette loro menzogne” si riferisce alle persone, e quindi il versetto significa che il deciso rifiuto, da parte della gente, dell’invito dei profeti, deluse i profeti stessi, dato che le persone pensarono che la promessa della punizione fosse una menzogna. [28] Secondo un’altra risposta, avanzata dall'ayatollah Sobhani, i profeti non pensavano che Dio avesse mentito loro, bensì la loro situazione era tale che la gente lo pensava. [29]
Intromissioni sataniche
Il versetto 52 della XXII sura coranica viene citato come prova per rifiutare l'infallibilità profetica poiché, secondo questo versetto, Satana era in grado di “inserire” parole nella recitazione dei profeti quando recitavano la Scrittura, anche se in seguito Dio annullò tali inserimenti. [30] In risposta, è stato affermato che suddetta interpretazione di questo versetto è contraria ad altri versetti del Corano (ad esempio, 15:42; 17:65; 38:82, 83) secondo i quali Satana non può trarre in inganno i sinceri servi di Dio. [31] Pertanto, si sostiene che il versetto si riferisce a Satana che tenta di indurre il popolo a rifiutare la chiamata dei profeti e a ribellarsi a loro, il che impedirebbe ai profeti di raggiungere la loro “umniyya” (desiderio [di guidare il popolo]). [32]
Peccaminosità di tutte le persone, compresi i profeti Alcuni oppositori della dottrina dell'infallibilità hanno affermato che alla luce del Corano, 16:61, le colpe sono attribuite a tutte le persone, compresi i profeti, pertanto, essi non sono infallibili. [33]
In risposta, secondo versetti come il 32° versetto della XXXV sura del Corano non tutte le persone trasgrediscono; quindi, nel 61° versetto della XVI sura del Corano, “persone” si riferisce o ai trasgressori che meritano una punizione o ai politeisti menzionati nei versetti precedenti. [34] Si ritiene inoltre che il significato di “colpe” in tale versetto comprenda il peccato e il fallimento nell’opera migliore, e quest’ultimo può essere commesso dai profeti, ma non è in contrasto con la loro infallibilità. [35]
Versetti coranici apparentemente incompatibili con l’infallibilità di alcuni profeti
Alcuni versetti coranici sono interpretati dagli oppositori della dottrina dell’infallibilità come indicativi della fallibilità di alcuni profeti, per esempio di Adamo (A), [36] Noè (A), [37] Abramo (A), [38] Mosè (A), [39] Giuseppe (A), [40] Giona (A) [41] e il Profeta Muhammad (S). [42]
Secondo l’ayatollah Sobhani, questi sono i versetti più importanti di cui si avvalgono gli oppositori a sostegno delle loro affermazioni. [43] Sulla base di questi versetti, Ahmad Amin al-Misri affermò che la dottrina dell’infallibilità dei profeti è un’esagerazione e anti-coranica. [44]
Risposte generali
Gli esegeti del Corano hanno studiato i versetti sopra menzionati uno per uno e hanno dimostrato che nessuno di essi contraddice la dottrina dell’infallibilità. Inoltre, hanno avanzato una serie di risposte generali riguardo a questi versetti, tra cui le seguenti:
- I versetti coranici che sono alla base della dottrina dell’infallibilità sono versetti espliciti (muhkamat) e quelli apparentemente incompatibili con questa dottrina rientrano tra i versetti ambigui (mutashabihat). La regola è interpretare i versetti ambigui alla luce dei versetti espliciti. [45]
- Quando il significato letterale di un versetto o di un hadith coranico è incompatibile con le dottrine definitive, i suoi significati non letterali devono avere la precedenza sul significato letterale. [46]
Questi versetti sono menzionati anche in alcuni hadith e spiegati in modo da non negare l’infallibilità dei profeti. Secondo uno di questi hadith, che riporta un dibattito tra l’Imam al-Rida (A) e studiosi di altre tradizioni religiose alla corte di al-Ma'mun, un uomo di nome Ali ibn Jahm chiese all'Imam: «Credi nell’infallibilità dei profeti?». L’Imam al-Rida (A) rispose: «Sì». Quindi Ali ibn Jahm chiese all’Imam (A) informazioni sui versetti apparentemente incompatibili con l'infallibilità dei profeti, tra cui: il 121° versetto della XX sura, l’87° versetto della XXI sura e il 24° versetto della XII sura. L’Imam (A) gli rispose spiegando questi versetti uno per uno e dimostrando che non contraddicono la dottrina dell’infallibilità. [47]
Bibliografia
L’infallibilità dei profeti è discussa principalmente nei libri di teologia. [48] Oltre a ciò, sono stati scritti anche diversi libri indipendenti su questo argomento, tra cui i seguenti:
- Tanzih al-anbiya' (Esonerare i Profeti) di al-Sharif al-Murtada (n. 355/965-6; m. 436/1044), un eminente teologo e giurisperita sciita. Questo libro studia la dottrina dell’infallibilità dei profeti e degli Imam (A) e risponde alle domande e alle critiche ad essa rivolte. [49]
- Ismat al-anbiya' (L’infallibilità dei profeti) di Fakhr al-Din al-Razi (m. 606/1209-10), un eminente teologo ed esegeta sunnita. In questo libro vengono menzionate diverse opinioni sull’infallibilità dei profeti [50], dopodiché l’autore esplora e critica le argomentazioni degli oppositori della dottrina e le loro accuse rivolte ai profeti [51] come Adamo (A), Noè (A), Abramo (A), Mosè (A), Davide (A), Salomone (A) e il Profeta Muhammad (S). [52]
- Tanzih al-anbiya' 'an ma nasaba ilayhim huthalat al-aghbiya' (Discolpare i profeti da ciò che viene loro attribuito dal più infimo degli stolti) di Ali ibn Ahmad, noto come Ibn Khumayr (m. 460/1067-8), un sapiente del VI/XII e del VII/XIII secolo. Anche questo libro fu scritto per confutare le argomentazioni degli oppositori della dottrina dell’infallibilità. [53]
Tra le altre opere indipendenti sull'infallibilità dei profeti si possono menzionare le seguenti:
- Ismat al-anbiya' fi al-Quran al-karim di Ja'far Sobhani.
- Ismat al-anbiya' wa al-rusul di Allama Askari.
- Ismat al-anbiya' fi al-Quran; madkhal ila al-nubuwwat al-'amma di Sayyid Kamal Haydari.
- Ismat al-anbiya' di Zayn al-Abidin Abd Ali Tahir al-Ka'bi.
- Ismat al-anbiya' bayn al-yahudiyyat wa al-masihiyyat wa al-Islam di Mahmud Madi.
- Muraji'at fi 'ismat al-anbiya' min manzur al-Qur'ani di Abd al-Salam Zayn al-'Abidin.
- Nur 'ismat bar sima-yi nubuwwat; pasukh bi shubahat-i Qur'ani-yi 'ismat di Ja'far Anwari.