Il bene e il male
Il bene e il male (in arabo: الحُسْن و القُبْح) sono concetti fondamentali della teologia islamica, che ruotano attorno alla questione se il valore morale delle azioni sia intrinseco oppure determinato unicamente dal comando e dal divieto divini. Gli studiosi musulmani hanno discusso a lungo questo tema; in particolare, gli studiosi sciiti e mutaziliti sostengono il concetto di bene e male razionali, affermando che il valore delle azioni è intrinseco e che la ragione è in grado di riconoscere il bene o il male di certe azioni. Al contrario, gli ashariti ritengono che il bene e il male siano determinati unicamente dalla legge religiosa, secondo la quale ciò che Dio comanda è bene e ciò che Egli proibisce è male.
La discussione sul bene e sul male delle azioni riguarda anche i principi della giurisprudenza. Infatti, se si ammette l’esistenza di un bene e un male razionali delle azioni, allora la ragione stessa diventa fonte per dedurre le leggi della sharia, come sostenuto dagli studiosi sciiti.
Collocazione del bene e del male
La questione del bene e del male delle azioni è un tema centrale della teologia islamica e costituisce la base di numerosi altri dibattiti teologici. [1] Essa ha ricevuto grande attenzione da parte degli studiosi musulmani, i quali l’hanno ampiamente trattata. [2] Nei testi teologici, il problema viene affrontato anche in relazione alle azioni di Dio e come parte delle argomentazioni a sostegno della giustizia divina. [3]
Secondo Ja'far Subhani, la questione del bene e del male è rilevante anche in altre discipline, tra cui l’etica e i principi della giurisprudenza. [4]
Nella branca dell’etica, riconoscere il bene e il male razionali significa affermare che i valori morali sono assoluti, mentre respingerli implica che tali valori siano relativi. [5]
Nel campo dei principi della giurisprudenza, il tema viene trattato nella sezione sulle “implicazioni razionali”. La ragione è considerata fonte per dedurre le leggi della sharia solo se si accetta il bene o il male razionali delle azioni. [6]
Sia le opere teologiche, sciite e sunnite, [7] sia i testi di usul al-fiqh [8] trattano in maniera approfondita la questione del bene e del male delle azioni.
La questione principale riguardante il bene e il male
Il punto centrale della discussione riguarda il criterio per determinare il valore morale delle azioni: esistono il bene e il male reali, oppure sono semplicemente concetti convenzionali, per cui ciò che Dio comanda è bene e ciò che Egli proibisce è male? [9] La prima posizione è definita bene o male intrinseci, mentre la seconda viene chiamata bene o male religiosi o basati sulla sharia. [10]
Dibattito su bene e male
Tra gli studiosi musulmani vi è divergenza d’opinioni: il bene e il male delle azioni sono razionali o religiosi? Gli sciiti [11] e i mutaziliti [12] sostengono la tesi del bene e del male razionali, mentre gli ashariti [13] difendono la posizione del bene e del male religiosi o basati sulla sharia. Secondo i teologi sciiti e mutaziliti, le azioni sono intrinsecamente buone o cattive, indipendentemente da come Dio le giudichi, ossia la ragione può stabilire in maniera autonoma il bene o il male di determinate azioni. [14] Al contrario, gli ashariti ritengono che il bene e il male possano essere conosciuti solo attraverso le leggi della sharia. [15] Se la sharia ordina un’azione, essa sarà buona, se la proibisce, sarà cattiva. Al di fuori della sharia, nessuna azione è intrinsecamente buona o cattiva. [16]
Origine del problema
È stato riportato che la questione del bene e del male fosse discussa in altre religioni [17] e nella filosofia greca [18] già prima dell’avvento dell’Islam. Furono tuttavia i musulmani ad approfondirla sistematicamente. [19] A partire dal II/VIII secolo, i mutaziliti fecero di questa tematica uno dei principali argomenti di dibattito. [20] Successivamente, gli ashariti, contrari al concetto di bene e male razionali, introdussero l’idea del bene e del male religiosi o basati sulla sharia. [21]
Argomentazioni a favore del bene e del male razionali
Alcune argomentazioni avanzate dagli studiosi sciiti a sostegno del bene e del male razionali sono le seguenti:
- Il bene e il male sono evidenti di per sé. Ad esempio, la ragione umana può giudicare se l’ingiustizia sia un bene o un male senza bisogno di fare riferimento alla sharia. È evidente che la gentilezza verso gli altri sia un bene, e lodiamo chi la pratica; al contrario, riconosciamo l’oppressione come male e condanniamo chi la compie. [22]
- Se non fosse la ragione a farci distinguere tra bene e male, sarebbe difficile comprenderlo anche attraverso la sharia. Se la ragione non riconoscesse che la menzogna è male, si potrebbe arrivare a ritenere possibile che Dio menta. Di conseguenza, se Dio dichiara un’azione buona o cattiva, non possiamo essere certi della sua vera natura. [23]
- Senza il bene e il male razionali, non sarebbe possibile dimostrare la validità della religione divina. In tal caso, non si potrebbe considerare sbagliato alcun atto divino, compreso l’attribuire miracoli a falsi profeti. Ciò renderebbe impossibile avvalersi dei miracoli come prova della profezia e minerebbe le basi di ogni religione divina. [24]
Argomentazioni a favore del bene e del male basati sulla sharia
Ecco alcune argomentazioni proposte dagli ashariti a favore del bene e del male fondati sulla sharia:
- Se la menzogna fosse intrinsecamente sbagliata, indipendentemente dal comando divino, ogni menzogna sarebbe da considerarsi sbagliata. Tuttavia, vi sono eccezioni riconosciute, ad esempio quando mentire serve a salvare la vita di un profeta. [25]
- Supponiamo che qualcuno minacci di uccidere un’altra persona il giorno successivo. Se mantiene la promessa, compie un atto malvagio; se invece non lo fa, significa che ha mentito. Secondo la teoria del bene e del male razionali, la menzogna è sempre sbagliata. Tuttavia, poiché non è mai lecito uccidere, ne consegue che la menzogna non è in assoluto cattiva in ogni circostanza. [26]
- I sostenitori del bene e del male razionali affermano che Dio è obbligato a evitare il male. Ad esempio, sostengono che se una persona ringrazia Dio per le Sue benedizioni, diventa obbligatorio per Dio ricompensarla. Ma questo ragionamento è errato: non si può attribuire alcun obbligo a Dio, perché l’obbligo presuppone un’autorità superiore che lo imponga, e nulla è superiore a Dio. [27]
Bibliografia
Sia gli studiosi sciiti che quelli sunniti hanno affrontato il problema del bene e del male nelle opere di teologia [28] e nei testi di usul al-fiqh. [29] Inoltre, sono state scritte monografie specifiche sul tema, tra cui:
- Hosn va qobh-e 'aqli ya paye-ha-ye akhlaq-e javedan (Bene e male razionali o fondamenti della moralità eterna) di Ja'far Subhani.
- Hosn va qubh-e dhati va 'aqli az manzar-e daneshmandan-e eslami (Bene e male intrinseci e razionali dal punto di vista degli studiosi musulmani) di Hadi Vahdanifar.
- Qa'eda-ye kalami-ye hosn va qubh-e 'aqli (Il principio teologico del bene e del male razionali) di Reza Berenjkar e Mahdi Nosratiyan.
- Hosn va qobh-e dhati va 'aqli az manzar-e revayat-e eslami (Bene e male intrinseci e razionali dal punto di vista degli hadith) di Hadi Vahdanifar e Zakiyye Bigom Hoseini.
Vedere anche:
- Al-Usul al-Khamsa
- Asharismo