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Corano 7:142

Da wikishia.

Il 142° versetto della VII sura del Corano narra l’appuntamento per un incontro di quaranta notti tra il Profeta Mosè e Dio, circostanza per la quale Mosè designò il fratello Aronne (A) come suo successore, impartendogli alcune raccomandazioni. Diverse dottrine sciite, tra cui la successione dell’Imam Ali (A) al Profeta (S), l’infallibilità dei Profeti (A), il concetto di bada' e la superiorità della posizione dell’imamato rispetto alla profezia, sono state discusse in relazione a questo versetto. Inoltre, pratiche come la “celle-ye kalimiyye” (un ritiro spirituale sufico di quaranta giorni attribuito a “Kalim”, titolo del Profeta Mosè – A) e la preghiera delle prime dieci notti di dhu l-hijja sono collegate a questo versetto. I mistici musulmani hanno interpretato questo episodio in chiave mistica, considerandolo alla base della pratica della “celle”, ossia l’isolamento di quaranta giorni.

Testo e traduzione

وَواعَدنا موسىٰ ثَلاثينَ لَيلَةً وَأَتمَمناها بِعَشرٍ فَتَمَّ ميقاتُ رَبِّهِ أَربَعينَ لَيلَةً ۚ وَقالَ موسىٰ لِأَخيهِ هارونَ اخلُفني في قَومي وَأَصلِح وَلا تَتَّبِع سَبيلَ المُفسِدينَ


E fissammo un appuntamento con Mosè per trenta notti, e le completammo con altre dieci. Così l’incontro stabilito dal suo Signore fu completato in quaranta notti. E Mosè disse ad Aronne, suo fratello: «Sii mio successore presso il mio popolo, mantieni l’ordine e non seguire la via dei corruttori.



(Sacro Corano 7:142)


Storia del versetto

Secondo l’esegesi coranica, Mosè (A) si recò al luogo dell’incontro con Dio, accompagnato da alcuni notabili degli israeliti, per un ritiro di trenta giorni. Egli affidò ad Aronne (A) la guida temporanea dei Figli d’Israele, dandogli istruzioni precise. Tuttavia, il Signore prorogò il periodo del ritiro di altri dieci giorni. Gli esegeti sostengono che questi dieci giorni aggiuntivi coincidano con i primi dieci di dhu l-hijja, di conseguenza l’incontro sarebbe iniziato a partire dal mese di dhu l-qa'da. [1]

Applicazioni dottrinali

Molte questioni legate all’Hadith al-Manzila, [2] e altresì temi riguardanti l’infallibilità dei profeti (A), [3] la superiorità della posizione dell’imamato rispetto alla profezia [4] e il concetto di bada' [5], tutti associati alla dottrina sciita, sono state discusse a partire da questo versetto.

L’Imam Ali (A) successore del Profeta Muhammad (S)

Gli sciiti citano l’Hadith al-Manzila, in cui il Profeta Muhammad (S) afferma che Ali (A) ha uno status simile a quello di Aronne (A) rispetto a Mosè (A), [6] per sostenere l’immediata successione dell’Imam Ali (S) al Profeta (S) nonché la sua superiorità sugli altri compagni. [7] Gran parte delle discussioni sull’Hadith al-Manzila sono legate al 142° versetto della VII sura. Persino al-Ma'mun al-'Abbasi, califfo abbaside, fece riferimento a questo versetto e all’Hadith al-Manzila per legittimare la successione dell’Imam Ali. [8]

Il divieto ad Aronne (A) implica la sua fallibilità?

Alcuni si sono chiesti se il divieto imposto da Mosè (A) ad Aronne (A) — di non seguire i corruttori — indichi la sua fallibilità. Gli esegeti sciiti affermano che simili comandi non implicano una reale intenzione di peccare da parte di Aronne, [9] ma servono come ammonimenti a ricordargli la responsabilità della sua posizione tra i Figli d’Israele. [10] Inoltre, questo divieto avrebbe potuto avere scopi educativi per gli Israeliti [11] o, come spiega lo studioso sciita Hossein Tehrani, significare semplicemente che Aronne (A) doveva evitare i consigli di uomini corrotti durante l’assenza di Mosè. [12]

Prova divina e bada' nel cambiamento della durata dell’incontro

Il passaggio da trenta a quaranta notti, sebbene altrove nel Corano (2:51) sia menzionato un unico periodo di quaranta giorni, è stato interpretato in modi diversi. Secondo l’esegeta sciita Naser Makarem Shirazi, ciò che è più conforme agli hadith trasmessi dalla Famiglia del Profeta (A) è che il piano divino era effettivamente di quaranta giorni, ma inizialmente Dio convocò Mosè per trenta giorni con lo scopo di mettere alla prova gli Israeliti, estendendo poi l’appuntamento per smascherare gli ipocriti. [13]

L’Imam al-Baqir (A) afferma che l’adorazione del vitello d’oro avvenne dopo il mancato ritorno di Mosè (A) allo scadere dei trenta giorni. [14] Egli aggiunge che la modifica dei trenta giorni in quaranta fu una forma di bada' (alterazione divina). [15]

Superiorità dell’imamato rispetto alla profezia

Alcuni esegeti sciiti ritengono che questo versetto implichi la superiorità della posizione dell’imamato rispetto alla profezia, poiché Aronne (A), già profeta, fu nominato anche successore e guida dei Figli d’Israele da Mosè (A). Ciò fa supporre che l’imamato sia una carica distinta dalla profezia e superiore. [16]

Rituali collegati

Celle-ye kalimiyye

Il ritiro di quaranta giorni e quaranta notti – dal primo di dhu l-qa'da al decimo di dhu l-hijja – per adorare Dio, è noto come Celle-ye Kalimiyya, attribuito al titolo di Kalim del Profeta Mosè (A). Questo isolamento comprende pratiche spirituali e comportamenti specifici. [17] Secondo Abdollah Javadi Amoli, Mosè (A) non dormì né mangiò durante quei quaranta giorni, rimanendo in supplica costante sul Sinai. Egli ricevette la Torah come risultato di questa devozione. [18]

Preghiera delle prime dieci notti di dhu l-hijja

Secondo hadith sciiti, si raccomanda di eseguire una preghiera di due rak'a, tra le orazioni del maghrib e dell’'isha durante le prime dieci notti di dhu l-hijja, nota come preghiera delle prime dieci notti di dhu l-hijja. Secondo un hadith trasmesso dall’Imam al-Sadiq (A), in ogni rak'a, dopo la sura al-Fatiha e la sura al-Tawhid, si recita il versetto 142 della sura al-A‘raf. [19]

Interpretazioni in chiave mistica

Diversi esegeti hanno commentato il versetto in chiave mistica. Ad esempio, al-Maybudi, autore dell’esegesi coranica Kashf al-asrar, osserva che mentre la fame rese Mosè impaziente nell’arco di mezza giornata nella ricerca di al-Khidr (A), durante i quaranta giorni di ritiro non sentì mai il bisogno di cibo o bevande. [20] Inoltre, quando si recò da Faraone, chiese a Dio l’aiuto del fratello Aronne (A), ma in occasione dell’incontro sul Sinai lo lasciò tra il suo popolo e partì da solo. [21] Secondo Al-Maybudi, Mosè intraprese due viaggi: uno di supplica (talab), simboleggiato dalla notte in cui vide il fuoco, e uno di gioia (tarab), legato al suo incontro con Dio. [22]

I mistici vedono in questo versetto l’indicazione che chi si ritira dalle distrazioni mondane per quaranta giorni con intenzione pura, vedrà aprirsi le porte della conoscenza divina. [23] La pratica sufi della celle-nescini (ritiro di quaranta giorni) trae ispirazione dall’esperienza di Mosè sul Sinai [24] e dall’hadith: “Chi si dedica a Dio per quaranta mattine vedrà la saggezza fluire dal cuore alla lingua”. [25]

Abdollah Javadi Amoli considera la celle-ye kalimiyya una pratica consolidata nell’Islam. [26] Dei mistici sciiti contemporanei, ad esempio Hasan Hasanzadeh Amoli e Hosseini Tehrani, hanno raccomandato, ad alcuni individui, questo ritiro come parte del cammino spirituale. [27]

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Riferimenti