Corano 33:23
Il 23° versetto della XXXIII sura del Corano descrive i credenti che hanno mantenuto la promessa fatta a Dio, alcuni dei quali hanno già raggiunto il martirio e altri lo attendono. Secondo l’'Allama Tabataba'i, in questo versetto il termine “promessa” indica la fermezza al fianco del Profeta (S) in tempo di guerra, quando i credenti si rifiutavano di fuggire o di arrendersi al nemico.
Sono state riportate diverse narrazioni sull’occasione della rivelazione di questo versetto. L’autore dell’esegesi coranica Manhaj al-sadiqin riferisce che la maggior parte degli esegeti coranici e degli studiosi di hadith lo collegano all’Imam Ali (A), a Hamza ibn 'Abd al-Muttalib, a Ja'far ibn Abi Talib e a 'Ubayda ibn al-Harith. Un hadith in proposito è stato trasmesso dallo stesso Imam Ali (A). Le fonti sunnite di esegesi coranica, invece, dicono che il versetto riguardi Anas ibn Nadr, uno dei Compagni del Profeta (S).
Secondo le esegesi sciite del Corano, l’espressione “alcuni tra loro hanno mantenuto la promessa”, intesa come martirio, si riferirebbe a Hamza e Ja'far ibn Abi Talib, mentre l’espressione “mentre altri sono in attesa” riguarderebbe Ali (A). Naser Makarem Shirazi osserva che non vi è alcuna contraddizione tra queste interpretazioni, poiché il versetto ha una portata generale che include sia tutti i martiri sia coloro che sono in attesa del martirio.
Questo versetto è spesso citato in relazione ai martiri. L’Imam al-Husayn (A), ad esempio, lo recitò dopo il martirio di Muslim ibn 'Awsaja e di Muslim ibn 'Aqil. Viene inoltre spesso citato nei messaggi di condoglianze dedicati ai martiri. Nelle fonti sunnite, Hamza, i martiri delle battaglie di Badr e di Uhud e Talha ibn 'Ubayd Allah sono annoverati tra coloro che hanno mantenuto la promessa menzionata nel versetto.
Testo e traduzione
مِنَ ٱلْمُؤْمِنِينَ رِجَالٌ صَدَقُواْ مَا عَٰهَدُواْ ٱللَّهَ عَلَيْهِ فَمِنْهُم مَّنْ قَضَىٰ نَحْبَهُ وَمِنْهُم مَّنْ يَنْتَظِرُ وَمَا بَدَّلُواْ تَبْدِيلًا
Tra i credenti vi sono uomini che sono stati fedeli al patto stretto con Allah: alcuni tra loro hanno mantenuto la promessa e sono caduti martiri, mentre altri sono in attesa, saldi e incrollabili, senza deviare né vacillare.
(Sacro Corano 33:23)
Occasione della rivelazione
Diverse versioni sono state riportate come occasioni della rivelazione di questo versetto. Mulla Fath Allah al-Kashani (m. 988/1580-1), nella sua esegesi Manhaj al-sadiqin, scrive che la maggior parte degli esegeti e degli studiosi di hadith ritiene che il versetto riguardi l’Imam Ali (A), Hamza ibn 'Abd al-Muttalib, Ja'far ibn Abi Talib e 'Ubayda ibn al-Harith. Altrove, egli riferisce che il versetto fu rivelato a proposito di un gruppo di compagni del Profeta: Hamza ibn 'Abd al-Muttalib, Mus'ab ibn 'Umayr e Anas ibn Jubayr, i quali avevano giurato di restare al fianco del Profeta (S) sul campo di battaglia e di non arrendersi fino al martirio. Nel versetto in esame, Dio li descrive come fedeli alla loro promessa. [1] Un hadith, trasmesso dall’Imam Ali (A), afferma che il versetto fu rivelato riguardo a lui, ad Hamza, a Ja'far e a 'Ubayda ibn al-Harith. [2]
Nel Tafsir al-Tabari si riporta che il versetto fu rivelato riguardo a un gruppo di credenti che non era stato martirizzato a Badr, il quale in seguito giurò a Dio che avrebbe combattuto al fianco del Profeta (S) contro i politeisti. Alcuni di loro furono poi martirizzati, mentre altri rimasero in attesa. [3]
Secondo fonti sunnite, Anas ibn Malik riferì che il versetto fu rivelato a proposito di suo zio Anas ibn Nadr. Assente a Badr, nella prima battaglia condotta dal Profeta (S) contro i politeisti, Anas promise che qualora si fosse presentata un’altra occasione, avrebbe combattuto al fianco del Profeta (S). Partecipò così alla battaglia di Uhud, dove combatté fino al martirio. [4]
Interpretazione
Secondo l’interpretazione dell’'Allama Tabataba'i, l’espressione “sono stati fedeli al patto stretto con Allah” allude a quei credenti che diedero prova della sincerità del loro giuramento, fatto al Profeta (S), di non fuggire davanti al nemico. Essa si riferisce dunque a coloro che morirono in guerra o furono uccisi sulla via di Dio, e a coloro che “sono in attesa” del martirio senza infrangere il giuramento. [5]
La parola “nahb”, contenuta nel versetto, ha diversi significati: giuramento, promessa, morte e rischio. [6] Al-Tabrisi, [7] Mulla Fath Allah al-Kashani, [8] al-Raghib al-Isfahani [9] e l’Allama Tabataba'i [10] (citando il Mufradat di al-Raghib) ritengono che il significato originario di “nahb” sia “impegno” o “voto” e che l’espressione “qada nahbahu” significhi “mantenere la promessa”. Tuttavia credono che, nel caso di questo versetto, il termine si riferisca alla morte o al martirio sul sentiero divino.
Referenti del versetto
Gli esegeti hanno opinioni diverse sull’identità dei credenti menzionati. Secondo un hadith riportato dall’Imam al-Baqir (A) e citato nel Tafsir al-Qummi [11] e in al-Tibyan di al-Shaykh al-Tusi, [12] tra i martiri figurano Hamza e Ja'far ibn Abi Talib, mentre tra coloro che attendevano il martirio vi era Ali (A). Questa interpretazione è menzionata anche da al-Hakim al-Hasakani (m. 490/1096-7), studioso sunnita, nello Shawahid al-tanzil, il quale la attribuisce a Ibn 'Abbas. [13] In un hadith trasmesso dall’Imam Ali (A), si afferma che il versetto era stato rivelato alludendo a lui, ed egli giurava su Dio di non aver mai deviato nell’attesa del martirio. [14]
In un altro hadith trasmesso dall’Imam al-Sadiq (A) dal Profeta (S), quest’ultimo disse ad Ali (A): «Chi ti ama e muore, ha mantenuto la promessa, mentre chi ti ama e non è ancora morto, è in attesa». [15]
Altri esegeti collegano l’espressione “hanno mantenuto la promessa” ai martiri di Badr e di Uhud. [16]
Nell’esegesi di Muqatil ibn Sulayman (II/VIII secolo), “hanno mantenuto la promessa” si riferisce al giuramento di al-‘Aqaba avvenuto alla Mecca (quando gli abitanti di Yathrib promisero fedeltà al Profeta – S – prima della sua Egira). I martiri menzionati includono Hamza e i suoi compagni caduti a Uhud. [17]
Secondo Ibn 'Abbas, l’espressione “hanno mantenuto la promessa” si riferisce a Hamza e ad altri martiri di Uhud, tra cui Anas ibn Nadr e i suoi compagni; [18] alcune fonti includono anche Talha ibn 'Ubayd Allah. [19] L’ayatollah Makarem Shirazi sottolinea che il versetto ha una portata generale, che comprende tutti i martiri dell’Islam prima della Battaglia del Fossato, e in realtà tutti i martiri nel corso della storia, pertanto non vi è alcuna contraddizione tra le varie interpretazioni. Tra coloro che “sono in attesa” si annoverano quanti anticipano la vittoria e il martirio. Hamza e Ali (A) si distinguono come esempi eminenti di entrambi i gruppi. [20]
Applicazioni del versetto
Il versetto è stato ricordato in molti contesti legati al martirio. Secondo alcune narrazioni, l’Imam al-Husayn (A) lo recitò a Karbala, durante il tragico evento, presso i corpi di martiri come Muslim ibn 'Awsaja. [21] Si racconta che lo recitò anche dopo aver appreso del martirio di Muslim ibn 'Aqil. [22] L’Imam Khomeini, nel suo messaggio di condoglianze per il martirio di 'Ata' Allah Ashrafi Isfahani, uno dei martiri del Mihrab, lo definì un esempio evidente di coloro i quali “sono stati fedeli al patto stretto con Allah”. [23] Il versetto viene spesso ricordato nei tributi e nei messaggi di condoglianze per i martiri, [24] compresi quelli dedicati al generale Soleimani da parte delle autorità e dei sapienti sciiti. [25] È inciso anche nel santuario dell’Imam al-Husayn (A), in particolare al di sopra della porta al-Shuhada' e al di sopra della porta Ra's al-Husayn (A). [26]