Cinquantunesima supplica de al-Sahifa al-Sajjadiyya
Questo articolo è un’introduzione alla cinquantunesima supplica de al-Sahifa al-Sajjadiyya; per il testo integrale vedi text:Cinquantunesima supplica de al-Sahifa al-Sajjadiyya.
La cinquantunesima supplica de al-Ṣaḥīfa al-Sajjādīyya (in arabo: الدعاء الواحد والخمسون من الصحيفة السجادية) è una preghiera trasmessa dall’Imam al Sajjad (A). In essa l’Imam (A) si rivolge a Dio esprimendo la propria gratitudine per le innumerevoli benedizioni che Egli concede all’uomo, pur ammettendo che la riconoscenza dell’uomo rimane sempre inferiore alla generosità divina. Inoltre, in questa supplica, l’Imam (A) descrive Dio come l’unico sostegno dell'uomo, sottolineando che la sola via d’uscita dalle difficoltà risiede nel confidare in Lui. La continuità della vita sociale, resa possibile dal fatto che Dio occulta i difetti delle persone, e la risposta divina alle invocazioni nei momenti di angoscia e miseria costituiscono altri temi rilevanti della supplica.
Questa supplica è stata commentata, fra le altre, in opere come Shohud va shenakht di Hasan Mamduhi Kermanshahi (in persiano) e Riyad al-salikin (in arabo) di al-Sayyid 'Ali Khan al-Madani.
Dottrina
I temi della cinquantunesima supplica de al-Sahifa al-Sajjadiyya comprendono: la lode a Dio, la richiesta dei propri bisogni a Colui Che è essenzialmente privo di necessità, il rifugio in Dio, la domanda di perdono e amnistia, la richiesta di salute, la riflessione sulla questione della predestinazione, la gratitudine verso Dio e il riconoscimento delle mancanze umane. [1] Secondo Hasan Mamduhi Kermanshahi, nella sua esposizione della supplica, le parole degli Imam Infallibili (A) costituiscono le preghiere migliori da rivolgere a Dio, poiché riflettono pienamente la povertà essenziale dell’uomo nei confronti di Dio e l’assoluta autosufficienza divina. In esse vengono pertanto considerati tutti i bisogni dei servi e invocata la misericordia di Dio nel modo più completo. [2]
Gli insegnamenti e i concetti principali della supplica sono:
- Gratitudine verso Dio per la Sua beneficenza.
- La generosità di Dio verso i Suoi servi ancor prima che essi Gli chiedano qualcosa.
- Le innumerevoli benedizioni divine concesse all’umanità.
- L’uomo che dà per scontate le benedizioni di Dio e non riesce a mostrarsi grato.
- Dio che risponde alle suppliche nei momenti di angoscia e miseria.
- Dio che allontana le afflizioni dall’uomo.
- L’attenzione speciale di Dio per i Suoi servi devoti.
- I servi che non vengono mai delusi da Dio.
- Dio come unico sostegno dell’uomo.
- Lodare Dio con il cuore, la lingua e l’intelletto.
- Dio che perdona gli errori.
- La vita sociale che continua grazie al fatto che Dio occulta i difetti delle persone.
- L’indegnità umana come conseguenza dei peccati.
- La grazia di Dio per l’umanità è permanente e costante.
- L’assoluto bisogno di Dio da parte dell’uomo.
- L’invocazione per non essere disonorati dalla rivelazione dei propri difetti ignobili.
- L’indolenza nell’adempiere ai propri obblighi come inganno di Satana.
- La fiducia in Dio come unica via d’uscita dalle difficoltà.
- La gratitudine dell’uomo è sempre inadeguata di fronte alle innumerevoli benedizioni divine.
- La punizione di Dio è intrinsecamente giusta. [3]
Commentari
Tra i commentari che trattano in modo approfondito la cinquantunesima supplica si ricordano:
- Riyad al-salikin di Sayyid Ali Khan al-Madani, [4]
- Fi zilal al-Sahifa al-Sajjadiyya di Muhammad Jawad Mughniya, [5]
- Riyad al-'arifin di Muhammad ibn Muhammad al-Darabi [6] e
- Afaq al-ruh di Muhammad Husayn Fadl Allah. [7]
Dal punto di vista lessicale, la supplica è stata analizzata in opere quali Ta'liqat 'ala l-Sahifa al-Sajjadiyya di Fayd Kashani [8] e Sharh al-Sahifa al-Sajjadiyya di 'Izz al-Din al-Jaza'iri. [9]
La supplica è stata inoltre trattata nei seguenti testi in persiano:
- Shohud va shenakht di Muhammad Hasan Mamduhi Kermanshahi, [10]
- Sharh va tarjome-ye Sahife-ye Sajjadiyye di Sayyid Ahmad Fihri, [11]
nonché in altre opere.