Cinquantaquattresima supplica de al-Sahifa al-Sajjadiyya
Questo articolo è un’introduzione alla cinquantaquattresima supplica de al-Sahifa al-Sajjadiyya; per il testo integrale vedi text:Cinquantaquattresima supplica de al-Sahifa al-Sajjadiyya.
La cinquantaquattresima supplica de al-Ṣaḥīfa al-Sajjādīyya (in arabo: الدعاء الرابع والخمسون من الصحيفة السجادية) è una preghiera trasmessa dall’Imam al Sajjad (A), il quale la recitava per liberarsi dal rimorso e dalla desolazione. In questa supplica, Dio è indicato come il migliore nel dissipare le preoccupazioni e Gli si chiede il miglior destino.
Questa supplica è stata commentata, fra le altre, in opere come Shohud va shenakht di Hasan Mamduhi Kermanshahi (in persiano) e Riyad al-salikin (in arabo) di al-Sayyid 'Ali Khan al-Madani.
Dottrina
La cinquantaquattresima supplica è una delle suppliche contenute ne al-Sahifa al-Sajjadiyya, in cui l’Imam al-Sajjad (A) chiede a Dio di allontanare le sue preoccupazioni, il rimorso e la desolazione. Secondo Hasan Mamduhi Kermanshahi, il rimorso nelle questioni terrene e ultraterrene, così come in quelle materiali e spirituali, è inevitabile, e in tali circostanze il credente si rifugia solo in Dio. [1]
Ecco gli insegnamenti e concetti principali della supplica:
- Solo Dio toglie le preoccupazioni e i rimorsi.
- Ricorrere agli attributi di Dio per trovare una via d’uscita dai problemi.
- Chiedere a Dio il miglior fato e destino.
- Chiedere a Dio come colui il cui bisogno è intenso e la cui forza è fragile.
- Pregare per una morte basata sull’onestà, sulle azioni e sulla moralità.
- Rifugiarsi in Dio dal peggior fato predestinato.
- Chiedere una passione per Dio simile a quella di coloro che Lo amano.
- Chiedere a Dio un timore simile a quello dei santi divini.
- L’attento monitoraggio delle proprie azioni da parte delle guardie divine.
- La necessità sia del timore sia della speranza.
- Le benedizioni dell’aldilà come miglior doni divini.
- Preghiere per la salute fisica.
- Chiedere la salvezza da sedizioni fuorvianti.
- Chiedere la servitù di Dio come grado superiore al Paradiso.
- Pregare per la perseveranza nell’esecuzione delle norme religiose senza timore degli altri.
- I saluti di Dio al Suo Apostolo (S) e alla sua Famiglia (A). [2]
Commentari
Tra i commentari che trattano in modo approfondito la cinquantaquattresima supplica si ricordano:
- Riyad al-salikin di Sayyid Ali Khan al-Madani, [3]
- Fi zilal al-Sahifa al-Sajjadiyya di Muhammad Jawad Mughniya, [4]
- Riyad al-'arifin di Muhammad ibn Muhammad al-Darabi [5] e
- Afaq al-ruh di Muhammad Husayn Fadl Allah. [6]
Dal punto di vista lessicale, la supplica è stata analizzata in opere quali Ta'liqat 'ala l-Sahifa al-Sajjadiyya di Fayd Kashani [7] e Sharh al-Sahifa al-Sajjadiyya di 'Izz al-Din al-Jaza'iri. [8]
La supplica è stata inoltre trattata nei seguenti testi in persiano:
- Diyar-e asheqan di Husayn Ansarian, [9]
- Shohud va shenakht di Muhammad Hasan Mamduhi Kermanshahi, [10]
- Sharh va tarjome-ye Sahife-ye Sajjadiyye di Sayyid Ahmad Fihri, [11]
nonché in altre opere.