Cinquantaduesima supplica de al-Sahifa al-Sajjadiyya
Questo articolo è un’introduzione alla cinquantaduesima supplica de al-Sahifa al-Sajjadiyya; per il testo integrale vedi text:Cinquantaduesima supplica de al-Sahifa al-Sajjadiyya.
La cinquantaduesima supplica de al-Ṣaḥīfa al-Sajjādīyya (in arabo: الدعاء الثاني والخمسون من الصحيفة السجادية) è una preghiera trasmessa dall’Imam al Sajjad (A), nella quale egli implora Dio di soddisfare i suoi bisogni. In questa supplica fa riferimento al potere di Dio sull’intero creato e alla Sua conoscenza di esso, affermando inoltre che tutto ritorna a Lui. L’Imam al-Sajjad (A) sottolinea le carenze umane, implorando ripetutamente Dio di esaudire le sue richieste. Tra i temi trattati vi sono anche le caratteristiche di coloro che sono stati ingannati da questo mondo e il ripudio dei politeisti.
Questa supplica è stata commentata, fra le altre, in opere come Shohud va shenakht di Hasan Mamduhi Kermanshahi (in persiano) e Riyad al-salikin (in arabo) di al-Sayyid 'Ali Khan al-Madani.
Dottrina
La cinquantaduesima supplica de al-Sahifa al-Sajjadiyya contiene le implorazioni che l’Imam al-Sajjad (A) rivolgeva a Dio per il soddisfacimento dei suoi bisogni. Nella sua esposizione della supplica, secondo Hasan Mamduhi Kermanshahi è biasimevole implorare l’aiuto delle persone, ma ben lodevole rivolgersi a Dio per le proprie necessità. [1]
Gli insegnamenti e concetti principali della supplica sono:
- La conoscenza di Dio abbraccia e domina l’intero creato (nulla di ciò che è in cielo o in terra è nascosto a Dio).
- Le persone più umili sono quelle che obbediscono con maggiore perseveranza ai comandamenti divini.
- La negazione di Dio deriva da un concetto errato su di Lui.
- Negare i profeti equivale al politeismo.
- Il potere di Dio sull’intero creato.
- L’inevitabilità della morte per tutte le creature.
- Il ripudio di coloro che adorano qualcosa di diverso da Dio.
- La confessione dell’inadeguatezza delle proprie azioni e della gravità delle proprie malefatte e peccati davanti a Dio.
- Le caratteristiche di coloro che sono stati ingannati da questo mondo: nichilismo, ignoranza e attaccamento ai beni terreni.
- I desideri personali impediscono la crescita spirituale.
- Invocare Dio nonostante si sia dominati dai desideri.
- Invocare Dio nonostante si sia succubi di questo mondo.
- Invocare Dio nonostante si siano commessi molti peccati.
- Invocare Dio, al di fuori del Quale non vi è alcun signore.
- L’autosufficienza di ciascuno come conseguenza del servire Dio.
- La necessità di affidarsi alla generosità divina.
- La pura servitù e la piena attenzione a Dio come massime aspirazioni dell’uomo perfetto. [2]
Commentari
Tra i commentari che trattano in modo approfondito la cinquantaduesima supplica si ricordano:
- Riyad al-salikin di Sayyid Ali Khan al-Madani, [3]
- Fi zilal al-Sahifa al-Sajjadiyya di Muhammad Jawad Mughniya, [4]
- Riyad al-'arifin di Muhammad ibn Muhammad al-Darabi [5] e
- Afaq al-ruh di Muhammad Husayn Fadl Allah. [6]
Dal punto di vista lessicale, la supplica è stata analizzata in opere quali Ta'liqat 'ala l-Sahifa al-Sajjadiyya di Fayd Kashani [7] e Sharh al-Sahifa al-Sajjadiyya di 'Izz al-Din al-Jaza'iri. [8]
La supplica è stata inoltre trattata nei seguenti testi in persiano:
- Diyar-e asheqan di Husayn Ansarian, [9]
- Shohud va shenakht di Muhammad Hasan Mamduhi Kermanshahi, [10]
- Sharh va tarjome-ye Sahife-ye Sajjadiyye di Sayyid Ahmad Fihri, [11]
nonché in altre opere.